Pensione anticipata, Comitato Opzione Donna scrive a Boeri

Quello della cosiddetta Opzione Donna è un problema che riguarda circa 6mila donne. Dianella Maroni scrive al presidente Boeri: 'Eliminare un palese errore'

Il Comitato Opzione Donna è nato tra le braccia della modernità ovvero sul social network per antonomasia, Facebook, e da lì sono partite tutte le loro iniziative volte a far conoscere il loro problema. Chiedono di poter andare in pensione perché la cosiddetta “opzione donna”, prevede la possibilità di lasciare il lavoro a 57 anni di età  (58 anni per le lavoratrici autonome) e 35 anni di  contributi entro il 2015, a condizione di optare per il sistema di calcolo contributivo.

Questa possibilità è stata introdotta dalla legge 243/2004, salvata dalla riforma Fornero per il  vantaggio economico a favore dello Stato ma è stata messa in discussione da due circolari INPS, la numero 35 e 37 del marzo 2012. Entrambi hanno ristretto il termine di scadenza e anziché entro il 31.12.2015, i requisiti devono essere posseduti 15 mesi prima per le lavoratrici dipendenti e 21 mesi prima per le lavoratrici autonome.

La loro lotta prosegue ora con la raccolta delle firme per la partecipazione alla class action. Entro marzo verrà presentata al Tribunale Amministrativo del Lazio e, nell’attesa, le donne di “opzione donna” proseguono la loro lotta e scrivono, per mano della coordinatrice Dianella Maroni, al neo presidente Inps Tito Boeri. Una lettera in dieci punti in cui sintetizzano i motivi della loro battaglia che riportiamo di seguito:

1) Si elimina  un palese errore.

2) Si evitano contenziosi che le donne escluse , causa le circolari applicative considerate illegittime anche dal Parlamento , apriranno a fronte del mancato rispetto della legge da parte dell’INPS ; con conseguenze in termini di spesa per avvocati.

3) Si dà risposta alle donne che, causa la crisi hanno perso il lavoro, e si trovano, senza stipendio e senza salvaguardia alcuna, a dovere aspettare 8 o 9 anni (a volte anche di più) prima di poter vedere i soldi della pensione.

4) Si liberano posti di lavoro per i giovani sia nel privato che nel pubblico. La ricaduta è di grande portata in termini di nuove competenze, innovazione, energia e creatività .

5) Nella PA si possono effettuare importanti e proficue riorganizzazioni , troppo spesso frenate da chi ” si è sempre fatto così “. Si possono ridurre i posti da dirigente, magari introducendo più funzionari e quadri, con importanti ricadute in termini di produttività e di risparmi nella spesa per il personale .

6) Ci si libera di personale che è stanco, senza spendere niente in incentivi per favorire l’uscita ma, addirittura risparmiando risorse .

7) Si lascia alle donne la libertà di scegliere della propria vita in modo onesto, infatti le stesse rinuncerebbero ad una importante quota della propria pensione , per sempre , a fronte di qualche anno di anticipo.

8) Si ha un’importante e positiva ricaduta sociale per il prezioso lavoro di cura svolto dalle donne, che possono andare in pensione, nei confronti dei figli, dei nipoti degli anziani e anche nel volontariato.

9) Si ottengono risparmi concreti, stimabili in oltre 1.000 milioni di euro, risorse che altrimenti non ci sarebbero e indubbiamente  saranno utili anche nei prossimi anni.

10) È una scelta lungimirante e di largo respiro che guarda al futuro .

Ad oggi, nonostante l’Inps abbia riscontrato che le ragioni delle lavoratrici rientranti nell’opzione donna abbiano un fondamento, ancora non è giunta una risposta soprattutto dal mondo della politica: “Dal 2 dicembre – scrive la Maroni – tutto tace, anche la nostra istanza collettiva i cui termini sono scaduti il 3 febbraio u.s., non ha avuto risposta. Leggiamo che da più parti vengono invocate forme di flessibilità per i pensionamenti. Il Ministro Poletti ha dichiarato che è necessario uno “strumento flessibile “ per evitare di avere” un problema sociale”.

 Un risparmio per le casse dello Stato:Opzione donna – prosegue la coordinatrice in chiusura dell’appello – è flessibilità per eccellenza! E fa risparmiare allo Stato oltre un miliardo di euro perché noi, chiediamo semplicemente la pensione per i contributi versati. Sono i nostri soldi! Non siamo disponibili ad accettare la risposta “non ci sono le risorse”.

Parlamento e Inps riusciranno a risolvere la questione “opzione donna”?

(Immagine: www.investireoggi.it)