Pensione anticipata: il comitato Opzione Donna pronto alla class action

Il comitato opzione donna si dice pronto a intentare una class action contro l’Inps per rivendicare il diritto alla pensione anticipata

Il Comitato nazionale opzione donna si dice pronto a intentare una class action nei confronti dell’Inps. Il comitato costituito da lavoratrici che si erano avvalse dell’opzione donna per andare in pensione anticipata, dopo le proteste informali sembra dunque voler passare alle vie legali per poter godere di un diritto alla pensione fino ad ora negato.

A bloccare loro l’accesso alla pensione la diramazione da parte dell’Istituto di previdenza sociale di due circolari che cambiano di fatto l’interpretazione delle finestre mobili da poter utilizzare. Le circolari in questione sono, la n.35 e la n.37 del 2012, entrambe introducono una strozzatura all’ingresso delle lavoratici per la pensione anticipata prevista dalla riforma Maroni. Per capire meglio il motivo della protesta del comitato Opzione donna però bisogna capire cosa prevede la riforma Maroni.

In base a tale riforma le donne che svolgevano un lavoro da dipendente pubblico o privato potevano andare in pensione anticipata appena raggiunti i 35 anni di contributi e i 57 anni di età. L’accesso alla pensione però prevedeva il metodo contributivo con una sostanziale perdita di parte della pensione. Con l’entrata in vigore delle circolari Inps 35 e 37 migliaia di lavoratrici che avevano scelto l’opzione donna si sono viste di fatto precludere la possibilità di andare in pensione anticipata.

Dopo l’introduzione delle circolari infatti il diritto all’opzione donna è esercitabile non più fino a dicembre 2015 per tutte le lavoratrici, ma fino alla fine di maggio 2014 per le lavoratici autonome e fino al 30 novembre 2014 quelle dipendenti. Un cambio delle regole in corsa che ha bloccato a lavoro migliaia di donne.