Pensione anticipata, Quota 100: Boeri contro Damiano?

Il dibattito sulle pensioni prosegue, con l'emergere di proposte. Vediamo quelle di Cesare Damiano (PD) e del neo presidente Inps Tito Boeri

Pensioni e pensioni, un tema ormai ricorrente nell’agenda quotidiana della politica e della società per le ovvie implicazioni che comporta sul piano del lavoro. Proprio ieri abbiamo riportato in un articolo le due proposte per la pensione anticipata da sempre appoggiate da Cesare Damiano. L’ex Ministro del Lavoro, oggi Presidente della Commissione Lavoro ed esponente in quota PD dell’esecutivo di Matteo Renzi, rilancia la pensione flessibile e Quota 100.

Pensione flessibile con penalità. La prima è la cosiddetta pensione flessibile, ovvero poter accedere alla pensione a 62 anni di età e con 35 anni di contributi, scontando una penalità dell’8 per cento. Una penalità che si riduce, fino ad azzerarsi, se si va via al raggiungimento dell’età pensionabile prevista (66 anni). L’assegno può invece crescere fino all’8 per cento se si resta oltre l’età pensionabile. Prevista anche la possibilità di accedere alla pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età raggiunta.

Quota 100 simile alla pensione di anzianità. Questa proposta consiste nella reintroduzione delle quote, già previste per la pensione di anzianità. Quota 100 sta per somma d’età e contributi: 62 anni e 38 anni di contributi, 61 anni e 39 di contributi o anche 60 anni e 40 di contributi ma senza penalizzazioni.

Tito Boeri contrario alla pensione flessibile? In merito alla cosiddetta pensione flessibile il neo presidente dell’Inps, l’economista Tito Boeri, esprime un parere che non sembra vada nella direzione di un suo eventuale appoggio: “una retromarcia – ha affermato Boeri – che rischia di vanificare 30 miliardi di risparmi nell’arco di 10 anni e allargare la platea delle persone over 55 che perdono il posto di lavoro”.

Boeri propone invece di tassare con aliquote progressive la parte dell’assegno pensionistico calcolata con il sistema retributivo, considerando come base le ultime retribuzioni percepite. Così facendo si potrebbero accumulare nuove risorse da destinare ad ulteriori interventi in materia pensionistica.

(Immagine: urbanpost.it)