Pensione anticipata per uomini e donne: le ipotesi allo studio

Mandare in pensione anticipata uomini e donne è un’ipotesi che si fa sempre più strada nella riforma delle pensioni

La pensione anticipata per uomini e donne sembra stia diventando più che un’ipotesi, una vera e propria necessità da affrontare nella riforma delle pensioni allo studio in questi giorni. I dati emersi dall’ultimo rapporto Inps parlano di un sistema pensionistico in affanno dove la gran parte delle pensioni non raggiunge la soglia dei mille euro (il 43% per l’esattezza) e il 13,4% sta addirittura al di sotto dei 500 euro mensili.

L’anno passato inoltre ha visto un crollo delle pensioni liquidate a causa degli effetti delle legge Fornero che ha cambiato i requisiti di anzianità per andare in pensione e ha bloccato in servizio migliaia di lavoratori in odore di pensione e rallentato di fatto l’entrata nel mondo del lavoro dei giovani. Studiare forme di pensione anticipata per uomini e donne sembra da più parti rappresentare dunque una soluzione per far entrare i giovani nel mercato del lavoro, abbassare i tassi di disoccupazione e mettere in atto quel turn over generazionale tanto auspicato da più parti.

Tra le soluzioni in studio per consentire a lavoratori pubblici e privati un’uscita anticipata c’è il cosiddetto prestito pensionistico. Tale formula permetterebbe di andare in pensione anticipata uomini e donne con due anni d’anticipo rispetto ai 66 anni e 3 mesi e di ricevere assegni Inps in anticipo ( da restituire una volta raggiunta la pensione normale con decurtazioni mensili di qualche decina di euro al mese).

Un’altra ipotesi guarda al sistema contributivo, una formula che consentirebbe ai lavoratori dipendenti di andare in pensione a 57 anni e 35 di contributi e ai lavoratori autonomi di lasciare a 58 anni e 35 di contributi. Il calcolo per l’assegno finale verrebbe fatto in base al metodo contributivo e garantirebbe un assegno minore rispetto a quello che si riceverebbe con calcolo retributivo.

L’ultima possibilità in studio per mandare in pensione anticipata uomini e donne è l’uscita flessibile a 62 anni di età e 35 anni di contributi. Il sistema prevede penalizzazioni calcolate per ogni anno in cui si decide di andare in pensione prima dei 66 anni, il limite massimo della decurtazione è stabilito nell’8%. Le ipotesi più accreditate però secondo voci vicino al ministero dell’Economia sono quelle relative a prestito pensionistico e sistema contributivo.

[foto: economia.panorama]