Riforma del lavoro: Renzi guarda alla Germania

La riforma del lavoro italiana guarda alla Germania, allo studio l'indennizzo in caso di licenziamento e sussidio di disoccupazione

Nell’ambito della riforma del mercato del lavoro allo studio del governo Renzi spunta di nuovo un tentativo di cambiare l’articolo 18. Non si tratta di abolirlo ma di modificarlo nella sostanza. Per chi ha oggi la tutela dell’articolo 18 che si applica nelle imprese con più di 15 dipendenti non cambierà nulla, le maggiori modifiche riguardano soprattutto le tutele dei nuovi assunti. Per i (fortunati) nuovi assunti scatterà al posto del reintegro, l’indennizzo monetario in caso di licenziamento ingiustificato.

Gli uffici del ministero del Lavoro sono già al lavoro sui decreti attuativi. Le nuove norme dovrebbero entrare in vigore all’inizio del prossimo anno. L’indennizzo economico è già pratica comune in molte casi di licenziamento, si calcola che ad oggi per circa 4.200 procedimenti giudiziari arrivati a conclusione per cause di licenziamento quasi la metà si chiude con un indennizzo economico. La spinta verso un rinnovamento dell’articolo 18 arriva dalle autorità europee.

Il modello a cui si guarda è la Germania dove chi perde il lavoro ha il diritto al sostegno ma deva anche attivarsi per trovare un nuovo impiego. La svolta in termini di riduzione della disoccupazione la Germania l’ha vissuta a partire dal 2005 con la riforma Hartz che ha portato alla costituzione dell’Agenzia federale dell’impiego che si è presa in carico i disoccupati per riqualificarli, orientarli e riposizionarli nel mercato del lavoro.

A questo modello punta il governo Renzi che studia la costituzione dell’Agenzia nazionale per l’impiego, dalla quale dovrebbero dipendere le politiche attive per il lavoro e l’erogazione del sussidio unico di disoccupazione. Si tratta di un sussidio universale uguale per tutti e proporzionato all’ultima retribuzione e all’anzianità.