Riforma pensioni 2014: di cosa si discuterà il 30 giugno

La riforma delle pensioni entra nel vivo, il 30 giugno è prevista la prima discussione del testo su pensione esodati e i Quota 96

La riforma delle pensioni raggiunge l’ultimo miglio. Lunedì 30 giugno è in programma la discussione del testo unificato sugli esodati. La questione è di quelle epocali e punta a togliere dal limbo migliaia di persone che dopo la riforma Fornero si sono trovate senza pensione e senza lavoro: una vera emergenza sociale. Nonostante i propositi presentati sembra che nella sostanza però il provvedimento vada a risolvere solo i casi più urgenti.

Per quanto riguarda i tempi, la riforma delle pensioni non si risolverà in breve. Quello di lunedì è solo il primo passo di un iter lungo che rischia (anzi è quasi certo) di scavalcare l’estate e protrarsi fino alla fine del 2014. Tra la discussione e l’approvazione infatti vanno a collocarsi emendamenti, passaggi alle Camere e le irrinunciabili vacanze estive.

La questione di fondo, quella vera poi è un’altra e affonda le radici nell’economia italiana e nelle case di uno Stato sempre più in affanno. Secondo l’Inps i provvedimenti necessari per mandare una volta per tutte in pensione chi è in attesa da anni. Ma vediamo nello specifico chi è interessato dalla riforma delle pensioni 2014. I soggetti coinvolti sono molti, i primi ad aspettare provvedimenti per andare in pensione sono gli esodati e i Quota 96.

Ma i soggetti coinvolti dalla riforma non finiscono qui: ci sono anche i lavoratori precoci, quelli autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione, i lavoratori in mobilità, quelli con 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1992 e quelli autorizzati prima del 20 luglio 2007. In prima battuta il provvedimento interessava anche la pensione donne con metodo contributivo, negli ultimi giorni però la cosiddetta opzione donna sembra essere sparita dai dibatti e dal testo della riforma.

Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera dei deputati per riformare il sistema pensioni propone due strade: o il ritorno alle quote pre Fornero o l’introduzione di un maggiore flessibilità sulla base di una tabella di incentivi e disincentivi più sostenibile rispetto a quella attuale: “Il governo Prodi- ha affermato in merito alla riforma pensioni – era arrivato a quota 97, vale a dire 35 anni di contributi e 62 anni di età; si potrebbe ipotizzare, nell’attuale situazione, di alzare l’asticella a quota 100″.