Riforma pensioni 2015, le novità del Milleproroghe

Ecco quanto è stato inserito e quanto respinto nel provvedimento che ora passa al Senato

La Camera, con voto di fiducia, ha approvato il decreto Milleproroghe con 354 sì, 157 no e 1 astenuto. Il testo passerà al Senato dopo la discussione degli ordini degli ordini del giorno e la votazione finale del provvedimento. Tante le novità inserite come la mini proroga di quattro mesi degli sfratti e la correzione in estremis del pasticciaccio sull’aumento delle aliquote per gli autonomi. Ecco ciò che è stato confermato e respinto invece in tema di pensioni.

Le misure inserite. Nel Milleproroghe viene confermato lo stop all’aumento dei contributi per i professionisti senza cassa, la possibilità di presentare la domanda per il riconoscimento dei benefici legati ai lavoratori a contatto con l’amianto e la gestione degli esuberi nella Croce Rossa per i quali è possibile ricorrere al prepensionamento.

Le misure respinte. Nulla di fatto invece per le proposte di emendamento riguardanti la proroga della cosiddetta opzione donna, per la quale le lavoratrici si sono riunite in Comitato e stanno per presentare la class action contro l’Inps. Così come c’è un nulla di fatto in merito alla questione dei quota 96 del comparto scuola e ulteriori emendamenti per gli esodati.

Soddisfazione è stata espressa ieri sul milleproroghe da Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera: “I temi pricincipali riguardano proprio i contribuenti minimi e le aliquote contributive per partite IVA, due questioni che hanno un elemento unitario nel riguardare almeno in parte gli stessi soggetti, ma hanno origine tematica diversa. Per i contribuenti minimi l’origine è la legge di stabilità; si è stanziato quasi 1 miliardo per ampliare l’area del regime forfettario, introducendo però significative modifiche al sistema, modifiche che hanno penalizzato alcuni, soprattutto giovani con partita IVA”.

Per le aliquote previdenziali le normative prevedono un loro graduale aumento che, però, è stato prorogato al 2016: “La ratio – prosegue la nota di Damiano – in un sistema previdenziale e contributivo è quella di aumentare i contributi per avere pensioni più adeguate, un costo attuale che ha un ritorno in futuro. Tuttavia la crisi economica è pesante anche per questi lavoratori e, già nel 2014, si è mantenuta l’aliquota al 27 per cento anziché portarla al previsto 28 per cento, un salto di 3 punti in un anno – dal 27 al 30 per cento – sarebbe troppo elevato; si proroga il 27 per cento anche per il 2015, nel 2016 si va al 28 e nel 2017 al 29” (Fonte: www.pensionioggi.it)

(Immagine: webtv.camera.it)