Riforma pensioni 2015: le ultime notizie sui rimborsi

L'illegittimità della Legge Fornero in merito alla mancata rivalutazione delle pensioni sta costringendo il governo Renzi a trovare una soluzione per i rimborsi

In tema di riforma delle pensioni sono molti i punti che preoccupano il premier; a tenere banco negli ultimi giorni, comunque, è sicuramente la questione legata ai rimborsi. Per il governo risulta impossibile procedere al loro pagamento per tutte le pensioni. Questo, infatti, significherebbe sborsare una cifra che potrebbe raggiungere i 12 miliardi.

La sentenza della Corte Costituzionale, arrivata settimana scorsa, oltre a costringere al pagamento degli arretrati dovrà portare anche ad un ricalcolo dell’adeguamento delle pensioni. Il ministro Padoan, a tal proposito, ha voluto indicare come si stiano studiando delle misure che permettano all’impatto di essere meno traumatico per le casse dello Stato. Questo anche per riuscire a rispettare gli obblighi imposti dalla stessa Ue. Sembrerebbe che l’idea sia quella di utilizzare per il calcolo dei rimborsi la stessa griglia già utilizzata dal precedente governo Letta per la Legge di Stabilità 2014.

Nel dettaglio, per gli assegni tra i 1500 e i 2000 euro la rivalutazione sarebbe al 95% mentre, salendo con l’importo degli assegni, si ridurrebbe al 50%. In realtà, le cifre potrebbero essere ridotte, al fine di non superare i 5 miliardi per i rimborsi del periodo 2012/2013. Infatti, il governo deve tenere conto anche del tetto del 3% relativo al rapporto deficit-PIL. In questi giorni è grande l’attesa anche per il giudizio della stessa Ue sul “Documento di Economia e Finanza”. Il 13 maggio sarà il giorno decisivo per il documento approvato dal governo già settimane prima della sentenza che ha “bocciato” la legge Fornero.

Intanto, il ministro Padoan ha voluto indicare, in un’intervista rilasciata al “Messaggero”, come il ripristino totale dell’indicizzazione porterebbe l’Italia sotto la lente d’ingrandimento dell’Unione Europea a causa sia del deficit che del debito. Questo avrebbe conseguenze molto gravi per il futuro dell’economia del nostro Paese.

Per tale motivo lo stesso Padoan ritiene essenziale introdurre elementi che tengano conto delle diverse fasce di reddito. Tale “gradualità” dovrebbe avere valore sia per gli arretrati che per il futuro. È fondamentale, per il ministro, che le pensioni più basse risultino anche quelle più tutelate. Questo, però, cercando di non variare eccessivamente quanto previsto inizialmente dal DEF.

Fortunatamente, il governo potrà utilizzare un tesoretto pari ad 1 miliardo e 600 milioni come “margine di deficit”. Un decreto potrebbe già essere presentato entro la prossima settimana, contenendo sia indicazioni in merito agli adeguamenti relativi agli anni passati che le rimodulazioni per i trattamenti futuri. Inoltre, Padoan ha confermato come l’obiettivo del governo sia quello di ridurre la pressione fiscale, favorendo la crescita e, al contempo, lottando con ancora più convinzione contro l’evasione fiscale.

La riforma delle pensioni, comunque, appare ancora lontana dall’essere portata a termine.