Riforma Pensioni 2015, Legge di Stabilità, Quota 96, Opzione donna: novità

Pensioni e legge di stabilità vanno di pari passo in questi giorni, con la manovra approdata in Senato. Forse una speranza per i Quota 96?

Legge di stabilità e pensioni. Approdata in Senato, la manovra finanziaria è sotto la lente d’ingrandimento dell’altra camera del Parlamento e dei tanti lavoratori appartenti a categorie penalizzate dalla legge Fornero: i Quota 96 del comparto scuola, le pensioni anticipate, l’opzione contributivo donna e altre ancora.

Il Governo ha fatto già sapere che non ne vuol sentir parlare di eventuali modifiche al testo così com’è arrivato dalla Camera. A Palazzo Madama i senatori non hanno colto nel segno tale invito e hanno presentato in commissione Bilancio circa 3.800 proposte di modifica al ddl.

La maggior parte degli emendamenti provengono dal Governo, circa 1000, seguono poi la Lega con 585, Forza Italia con 647, Sinistra Ecologia e Libertà con 300, il Movimento 5 Stelle con 286 e Nuovo Centro Destra con circa 300. Ora la palla passa al Governo che dovrà decidere cosa proporre per eventuali modifiche e ai senatori che dovranno decidere quali emendamenti segnalari all’Esecutivo.

Ciò che sembra certo è che ulteriori misure sulle pensioni verranno prese ad inizio anno con una riforma dell’impianto complessivo delle legge sulle pensioni. La discussione generale sul provvedimento inizierà martedì prossimo e l’approvazione dovrebbe arrivare entro la prossima settimana.

Le questioni irrisolte delle categorie più colpite dalla legge Fornero:

Pensioni Quota 96 scuola: si riapre la speranza? È stato il Movimento Cinque Stelle a riaprire la partita presentando, mercoledì, in commissione Bilancio, l’emendamento al ddl stabilità con cui ha chiesto al governo di mandare in pensione dal primo settembre 2015 i lavoratori Quota 96. Persone che per “un grossolano errore della legge Fornero”, si legge nella nota congiunta dei deputati e senatori in commissione Cultura, “non possono vedersi riconosciuto il sacrosanto diritto di andarsene in pensione, pur avendo maturato i requisiti”.

L’emendamento propone la risoluzione del problema pensioni scuola per i lavoratori che hanno maturato un diritto a pensione entro il termine dell’anno scolastico 2011/2012.

Calcolo Pensioni “Opzione contributivo donna”. Altro tema in attesa del parere favorevole del ministro del Lavoro, richiesto dall’INPS, riguarda  l’opportunità della pensione anticipata alle lavoratrici dipendenti o autonome che hanno maturato almeno 35 anni di contributi e 57 anni di età (il cosiddetto “Opzione contributivo donna”). Le lavoratrici beneficiano della pensione anticipata  calcolata interamente con il metodo contributivo.

Esuberi dipendenti provinciali, macchinisti ed esodati. Da risolvere anche il tetto dell’aliquota da prelevare sui fondi pensioni che dovrebbe attestarsi al 17 per cento e non al 20 per cento così come previsto tuttora nel ddl. Ci sono poi altri nodi da sbrogliare: il tema del prepensionamento del personale delle province e delle regioni; la revisione delle norme pensionistiche per i macchinisti delle ferrovie; l’estensione dei benefici previdenziali in materia di amianto e l’ampliamento della platea degli esodati sinora salvaguardati.

Questi ultimi, attraverso la “Rete dei Comitati degli Esodati”, chiedono al Governo una soluzione definitiva al loro problema. Sono ormai tre anni che la Rete si batte, nonostante i sei provvedimenti finora emanati per la salvaguardia dei lavoratori esodati che, secondo le stime del Governo, si attestano sui 49.500.

Le modifiche apportate alla Camera in prima lettura:

Pensioni anticipate uomini e donne: precoci senza penalizzazioni fino al 2017. Tra gli emendamenti inseriti alla Camera nel ddl di Stabilità c’è quello dell’eliminazione delle penalizzazioni per chi lascia il lavoro prima dei 62 anni, pur raggiungendo l’anzianità contributiva necessaria: 42 anni e mezzo di contribuzione per gli uomini e 41 e mezzo per le donne. Sul tavolo c’è anche la proposta di 24 senatori democratici che prevede di lasciare la penalizzazione soltanto per i trattamenti pensionistici superiori ai 3.500 euro lordi mensili.

L’eliminazione copre però le pensioni anticipate fino al 31 dicembre 2017 mentre la Cgil ha già chiesto che il Senato stralci definitivamente le penalizzazioni anche oltre tale data. Così si è espressa Vera lamonica, segretaria confederale Cgil: “Queste (le penalizzazioni ndr.) colpiscono i lavoratori precoci e tutti coloro che, per salute (esposizione all’amianto etc.) o per lavori particolarmente faticosi (i cosiddetti lavori ‘usuranti’), usufruiscono di agevolazioni sulle decorrenze. Anche perché la legge Fornero ha legato il calcolo della contribuzione ai periodi di ‘effettivo lavoro’, escludendo proprio i soggetti più fragili dalla non applicazione delle penalizzazioni fino al 2017”.

E qui la richiesta di stralciare strutturalmente la norma: “Questo meccanismo sta colpendo in modo particolare le donne che, per il carico del lavoro di cura, hanno più periodi di assenza. Quindi bene l’eliminazione della norma, ma essa deve essere stralciata strutturalmente: per tutti e anche successivamente al 2017, come invece previsto”.

Tetto agli stipendi d’oro degli alti funzionari di Stato. Sono le cosiddette pensioni d’oro, quelle che fanno arrabbiare, e non poco, la pancia del Paese e sono incassate dagli alti funzionari statali. La revisione del tetto per questi super manager dovrebbe entrare in vigore già dal prossimo 2015.

Pensioni e flessibilità: una riforma nel 2015? Resta da vedere se ciò che di buono fatto sinora alla Camera, sebbene ancora troppo poco, verrà confermato dal Senato. Così come resta da vedere se si riuscirà ad inserire qualche ulteriore emendamento, a salvaguardia di chi si è ritrovato senza paracadute di fronte ad una riforma del sistema previdenziale fatta con troppi errori, e senza bene considerare che dietro i numeri ci sono delle persone.

Tutto questo apre il tema ancor più grande di una revisione dell’impianto generale della legge sulle pensioni che possa migliorare la condizione di chi entra e di chi esce dal mercato del lavoro. Una riforma che tempisticamente è impossibile fare ora, ma possibile discutere e fare ad inizio del nuovo anno, quando si vedrà se il governo e il Parlamento, hanno davvero intenzione di migliorare il sistema previdenziale italiano.

Regali di Natale? La fotografia del nostro Paese fatta dall’Istat e dall’Ocse restituisce un quadro non positivo. Nel 2014 la spesa pensionistica ha toccato quasi quota 17 per cento del Pil.

Da un lato abbiamo baby pensionati e pensioni d’oro, figli privilegiati di un sistema ingiusto e non egualitario, dall’altro lato la maggioranza dei pensionati costretti a vivere con assegni inferiori a mille euro. Di questi circa due milioni vivono con pensioni indecorose inferiori ai 500 euro mensili. Per ora bisogna sperare solo in qualche regalo di Natale contenuto nella legge di Stabilità, sempre che ciò che di buono approvato alla Camera in prima lettura, non venga modificato in peggio, cancellato o rinviato al nuovo anno dal Senato.

[Immagine: www.comuni.it]