Riforma pensioni 2015: prime indiscrezioni sul no al taglio delle pensioni d’oro

Nella riforma, il Governo mira a salvaguardare i lavoratori in uscita anticipata dal mondo del lavoro, ma senza toccare pensioni più ricche

Dopo pochi giorni dall’ultima proposta avanzata da Tito Boeri, presidente dell’INPS, sulla possibilità di attingere anche alle pensioni definite “d’oro” all’interno della maxi-riforma delle pensioni (per far cassa e rendere più equa la ripartizione previdenziale in vista delle crescenti categorie a rischio) giunge inatteso un no da parte del Governo.

Per voce infatti di Carlotta De Franceschi, consigliere economico di Matteo Renzi, durante i lavori del convegno della Cassa dí Previdenza dei Dottori Commercialisti, è chiaro il rifiuto a “togliere” diritti acquisiti nel tempo, anche se per una giusta causa e a considerare l’ipotesi di Boeri, poiché occorrerebbe “…rispettare in ogni caso gli equilibri di bilancio”.

Nessuna manovra dunque mirata a cambiare i diritti acquisiti da alcune fasce di lavoratori, piuttosto un’azione congiunta per quanti non sono poi così distanti dall’uscita del lavoro, in nome della flessibilità che potrebbe salvare la situazione precaria fra mondo del lavoro e quello della previdenza italiana.

Le buone aspettative, insomma, per quanti attenderebbero qualche contributo a sostegno delle categorie prematuramente fuori dal mondo del lavoro non resterebbero deluse. Secondo le ultime indiscrezioni, infatti, sembrerebbe compatibile con le riforme in atto un piano per recuperare un contributo utile per lavoratori a massimo 3 anni dalla pensione erogando loro quanto necessario (ma che dovrebbe essere poi restituito dagli stessi nella rata pensionistica).

Lo sforzo del Governo – per il momento – mira a non modificare lo stato delle pensioni d’oro e a salvaguardare comunque la categorie di lavoratori che non hanno ancora maturato quei requisiti utili ad andare in pensione.

[foto: laStampa.it]