Riforma pensioni 2015: tutte le novità del nuovo anno

Nelle misure di intervento sulla riforma del sistema pensionistico, nel 2015, importanti novità per la popolazione dei pensionati italiani

Nodo cruciale della riforma pensioni 2015 risolvere il problema degli esodati. Previste penalizzazioni per gli assegni pensionistici di importo superiore all’importo minimo stabilito.

Nella riforma delle pensioni 2015 si tiene conto del perdurare della recessione che ha ridotto le rivalutazioni dei contributi previdenziali, i quali vengono calcolati sulla media del Pil del quinquennio precedente, pertanto l’Inps piuttosto che calcolare un tasso negativo, ha considerato un “tasso zero” ma, l’Istat ha realmente considerato un -0,1927% importo che dovrà essere restituito dal pensionato.
Le novità della riforma pensioni 2015 riguardano chi è già pensionato per cui l’indice di rivalutazione subirà un aumento dello 0,3%, dai 500,88 euro mensili nel 2014 ai 502,38 euro per il 2015, applicabile alle pensioni di importo fino a tre volte il minimo.

E’ ancora previsto il contributo di solidarietà, anche nella riforma pensioni 2015, da prelevare dagli importi che superano di 14 volte il minimo. Le pensioni d’oro subiranno ulteriori tagli con un prelievo del 6% per le pensioni tra “7.012,32 e 10.017,60 euro; del 12% tra 10.017,60 euro e 15.026,40 euro”; del 18% per le pensioni che superano l’ultima fascia.
Per chi non è ancora in pensione e versa i contributi previdenziali, la riforma pensioni 2015 prevede un aumento annuale pari allo 0,45%, che sale al 2% per il settore agricoltura; cattive notizie per le partite Iva che verseranno alla “gestione separata Inps” il 30%.

Per risolvere il problema degli esodati, nella riforma pensioni 2015, è sul tavolo del ministro del lavoro la possibilità di un anticipo pensionistico a quei lavoratori che per accedere alla pensione, con la riforma Fornero, mancano due o tre anni come requisiti, importo però da restituire quando si percepirà la pensione integrata, ma solo dopo presentazione di opportuna domanda.
Altri nodi della riforma pensioni 2015 riguardano le pensioni anticipate, ossia per chi abbandona il lavoro prima di aver compiuto il 62esimo anno, con 42 anni e mezzo di contributi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne, come previsto dalla Legge di stabilità 2015 non ci saranno più le penalizzazioni “1% per i primi 2 anni e 2% per i successivi di anticipo sui 62” per chi ottiene i requisiti necessari entro il 2017. Saranno penalizzati solo gli assegni pensionistici di importo superiore di sette volte l’importo minimo. Per le donne che maturano i contributi previdenziali entro dicembre 2015, tale riforma pensioni consentirà di andare in pensione con 35 anni di contributi versati a 57 anni e tre mesi contro i 58 anni e tre mesi per le autonome.