Riforma pensioni 2015, ultime novità: in pensione anticipata a 62 anni

La Commissione lavoro della Camera riprende la discussione sulla pensione anticipata. È la volta buona?

In pensione anticipata a 62 anni e 35 di contributi? Se ne parla da tanto, troppo tempo ma, a quanto pare, forse stavolta è la volta buona. La Commissione Lavoro della Camera ha ripreso ieri la discussione sulla pensione anticipata, discutendo dell’ipotesi del ritiro a 62 anni con 35 anni di contributi, non senza penalità. Si passa dalle parole, dalle dichiarazioni ai fatti?

Garantire la libertà di scelta. A spendersi molto per una riforma del capitolo previdenza è stato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ha indicato nel 2015 l’anno di svolta per un cambiamento del sistema pensionistico. Fu proprio lui ad ammettere che la legge Fornero, varata dal governo tecnico a guida di Mario Monti, è stata scritta male e andava migliorata. Il provvedimento su cui da ieri i deputati hanno iniziato a discutere ha un titolo davvero emblematico: “Disposizioni per consentire la libertà di scelta nell’accesso dei lavoratori al trattamento pensionistico”.

Cosa dice il provvedimento. Il testo sul quale discutono i parlamentari prevede che a decorrere dal primo gennaio 2014 i lavoratori con almeno 35 anni di età contributiva possano andare in pensione anticipata da 62 anni, requisito minimo, a 70 anni, requisito massimo. Il boccone amaro riguarda la penalità, con riduzioni dell’importo dell’assegno dall’8 al 2 per cento (sotto i 66 anni). Si avranno invece le maggiorazioni, dal 2 all’8 per cento, nel caso il lavoratore vada in pensione al di sopra dei 66 anni.

Il testo è a prima firma di Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, che ha affermato come con tale provvedimento si possa “ripristinare certezza nella possibilità di età di pensionamento effettivo di milioni di lavoratrici e lavoratori, restituendo loro quella serenità perduta nel corso degli ultimi anni, caratterizzati da un completo stravolgimento del sistema previdenziale”.

Il Movimento Cinque Stelle ha chiesto anche di aggiornare le 500mila pensioni erogate agli italiani all’estero in relazione ai mutamenti legislativi dei vari paesi in cui vivono.

(Immagine: www.investireoggi.it)