Riforma pensioni Governo Renzi: cosa accadrà nel 2015?

Ad oggi sono stati accolti due importanti modifiche ma, per il nuovo anno, come metterà mano il Governo alla spinosa riforma delle pensioni?

Primi passi, segnali che sembrano andare nella direzione giusta: lo stop temporaneo dal primo gennaio 2015 (fino al 2017) alla penalizzazione sulla pensione anticipata dei lavoratori precoci (42 anni e mezzo di contributi per gli uomini, 41 anni e mezzo per le donne) e l’introduzione del tetto sulle pensioni d’oro agli alti funzionari di stato. A questi dovrebbe aggiungersi, previo parere favorevole del ministro del Lavoro, richiesto dall’INPS,  l’opportunità della pensione anticipata alle lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 57 anni di età (il cosiddetto “opzione donna”).

Ma oltre questi primi, favorevoli segnali per i lavoratori, accolti nel ddl della legge di Stabilità in discussione al Senato, come metterà mano il Governo alla più complessa revisione della tanto discussa legge dell’ex ministro Fornero?

Sul campo ci sono molte proposte di modifica come proprio quella di Elsa Fornero. L’ex ministro del lavoro del governo dei tecnici, artefice della riforma lacrime e sangue che porta il suo nome, ha affermato all’Adnkronos che “sarebbe giusto iniziare a restituire qualcosa a chi in passato ha dato già molto in termini di sacrifici, dunque si potrebbe iniziare nella riforma pensioni 2015 da chi ha 40 anni di contributi”.

Sul versante dei democratici c’è invece la proposta la proposta di Cesare Damiano: pensione anticipata a 62 anni. Una maggiore flessibilità in uscita che lascerebbe al lavoratore la scelta di uscire o prima o dopo gli attuali 66 anni previsti. E se si esce prima, dai 62 ai 65, c’è una piccola penalizzazione che non supera l’8 per cento mentre chi resta fino ai 70 anni potrebbe maturare dei premi, come l’8 per cento sull’assegno pensionistico finale.

Intanto a rimanere scoperti sono, per ora, anche categorie di lavoratori: i lavoratori della quota 96 e la questione degli esodati. Entrambi i temi potrebbero trovare una soluzione nella legge di stabilità che dovrà essere approvata prima della pausa natalizia.

Il 2015 anno della svolta? Certo è che rimane difficile non pensare ad un importante intervento da parte del Parlameno su un tema così delicato come la riforma delle pensioni. E c’è da augurarsi che a metterci mano non sia per prima la vox populi attraverso lo strumento del referendum popolare proposto dalla Lega Nord. Infatti, se la Corte Costituzionale ammettesse il referendum abrogativo della Riforma del 2011, promosso dal Carroccio, il giudizio popolare sarebbe quasi scontato. Il che aprirebbe un enorme buco nero nei conti pubblici, ecco perché il Governo è costretto ad intervenire, nel caso non volesse farlo.

Referendum o no, il sistema previdenziale italiano va comunque rivisto al fine di garantire quella maggiore flessibilità che favorisca l’uscita del lavoratori e l’entrata dei giovani nel mercato del lavoro. Una non buona notizia riguarda poi chi riceve un assegno pensionistico. Per il 2015 la pensione minima lorda aumenterà dai 500, 88 euro del 2014 a 502,38. A 7.012,32 euro scatterà un contributo di solidarietà del 6% e tale contributo salirà al 12% sopra i 10.017,60 euro e al 18% sopra i 15.026,40 euro. Il contributo di solidarietà è una misura volta a ridurre l’assegno pensionistico in maniera progressiva ed è stato introdotto negli ultimi anni sia per far fronte ad esigenze di bilancio, sia per favorire una maggiore equità sociale.

Il 2015 è alle porte: riuscirà il Governo a cambiare le regole del gioco del sistema previdenziale italiano? E voi quale riforma fareste?

(Foto: www.europinione.it)