Riforma pensioni: pensione anticipata, notizie prestito pensionistico, Quota 100 e opzione donna

Continua il dibattito tra le forze politiche sulla riforma pensioni, nonostante questa settimana l’attenzione sia concentrata sull’elezione del presidente della Repubblica

Se è pur vero che il presidente si deve eleggere, è pur vero che tematiche come quella della riforma delle pensioni sono sempre al centro del dibattito. In primo luogo perché ancora non si sono risolti alcuni nodi come opzione donna, precoci ed esodati e in secondo luogo perché il tema della pensione anticipata è centrale sia per i conti pubblici italiani, sia per le ricadute che una maggiore flessibilità del sistema pensionistico può avere sul ricambio generazionale e di conseguenza sul tasso di occupazione giovanile. Sul terreno delle proposte rimangono quelle del prestito pensionistico, quota 100 e opzione donna.

Il prestito pensionistico è tra le ipotesi più accreditate perché permetterebbe di non toccare i requisiti per andare in pensione a cui sono assoggettati i lavoratori e lascerebbe invariato l’impianto dell’attuale sistema previdenziale. I lavoratori potrebbero accedere così alla pensione anticipata due o tre anni prima del raggiungimento dei requisiti richiesti grazie ad un prestito dello Stato, di circa 700 euro al mese, da riconsegnare in piccole rate al momento della pensione vera e propria.

La Quota 100 invece permetterebbe al lavoratore di andare in pensione anticipata attraverso la somma dell’età anagrafica e degli anni di contribuzione. L’età minima deve essere 60 anni e l’anzianità contributiva minimo 35 anni.

Infine, l’emendamento di Sel (em. Nicchi 10.09), che riguarda l’estensione dell’opzione donna fino al 2016, rientra tra quelli presentati al milleproroghe che hanno retto il primo giudizio di ammissibilità. La proroga delle tempistiche per l’invio delle domande per il pensionamento anticipato è a partire da 57 o 58 anni di età e tre mesi con calcolo dell’assegno secondo il sistema contributivo.

Su questo fronte il premier ha comunque affermato di voler portare la riforma al consiglio dei ministri del 20 febbraio. In tale sede gli emendamenti potrebbero essero bocciati se in seduta d’esame di commissione il Governo dovesse dare parere negativo ad una modifica del milleproroghe.

(Immagine: www.puntodistella.it)