Riforma pensioni Governo Renzi, Quota 96: novità e proposte per il pensionamento dal 2015

Il M5S ha presentato un emendamento al ddl stabilità in favore dei Quota 96. Intanto prosegue la discussione al Senato

Pensioni scuola e legge di stabilità. Il Movimento 5 Stelle ha ripresentato in Commissione Bilancio al Senato l’emendamento al ddl stabilità con cui chiede al governo di mandare in pensione dal primo settembre 2015 i lavoratori Quota 96. Persone che per “un grossolano errore della legge Fornero”, si legge nella nota congiunta dei deputati e senatori in Commissione Cultura, “non possono vedersi riconosciuto il sacrosanto diritto di andarsene in pensione, pur avendo maturato i requisiti”.

I parlamentari del gruppo chiedono al governo di risolvere questo problema correggendo l’errore contenuto nella legge Fornero e, a tal fine, hanno presentato un emendamento e un ordine del giono alla legge di stabilità: “introducendo il termine del 31 agosto 2012 per il personale del comparto scuola che ha maturato i requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore della riforma pensionistica del governo Monti”. L’emendamento propone la risoluzione del problema per i lavoratori del comparto scuola che hanno maturato un diritto a pensione entro il termine dell’anno scolastico 2011/2012.

Pensioni anticipate: no alle penalizzazioni fino al 2017. La discussione prosegue in Senato e chissà che non arrivino ulteriori novità in tema di pensioni. La legge è arrivata alla camera alta del Parlamento questa settimana e, finora, sono stati accolti diversi emendamenti positivi della precedente discussione alla Camera: l’eliminazione delle penalizzazioni per chi lascia il lavoro prima dei 62 anni pur raggiungendo l’anzianità contributiva (42 anni e un mese di contribuzione per gli uomini e 41 per le donne ma fino al 31 dicembre 2017), e il tetto alla cosiddette pensioni d’oro per gli alti funzionari dello stato (in vigore forse dal prossimo 2015).

Calcolo Pensioni “opzione contributivo donna”. A questi dovrebbe aggiungersi, previo parere favorevole del ministro del Lavoro, richiesto dall’INPS,  l’opportunità della pensione anticipata alle lavoratrici dipendenti o autonome che hanno maturato almeno 35 anni di contributi e 57 anni di età (il cosiddetto “opzione contributivo donna”). Le lavoratrici beneficiano della pensione anticipata  calcolata interamente con il metodo contributivo.

Se i temi irrisolti non verranno accolti nella manovra finanziaria ora in discussione al Senato, alle categorie sinora penalizzate non resterà che attendere il nuovo anno. Riuscirà il governo nel 2015 a rendere più flessibile e giusto il sistema previdenziale?

(Immagine: effemeride.it)