Riforma pensioni Governo Renzi, referendum legge Fornero: rinviato parere della Consulta. Cosa cambia nel 2015 se passa il sì

La Corte accoglie l’istanza presentata dalla Lega Nord. Si decide il 20 gennaio prossimo. Calderoli: “Il primo round è stato vinto!”

Tutto rinviato al 20 gennaio 2015. La Corte Costituzionale, accogliendo la richiesta della Lega Nord, ha rinviato a martedì prossimo la decisione sull’ammissibilità del referendum abrogativo della legge Fornero. Il senatore del Carroccio, Roberto Calderoli, esprime soddisfazione e parla già di una prima vittoria: “Il primo round è stato vinto!”. Ora si va al 20 gennaio, pochi giorni per la decisione.

Il motivo del rinvio. La richiesta di rinvio è stata così motivata dal senatore, ammesso anch’egli alla discussione sulla richiesta di rinvio presentata martedì mattina: “La Corte ha accolto la nostra richiesta di rinvio per mancata notifica. E’ stato infatti appurato che l’atto è in giacenza in un disperso ufficio postale di Milano. La Corte ha dunque rinviato la camera di consiglio al prossimo 20 gennaio alle ore 20,30 dimostrando sensibilità nei nostri confronti e per i nostri diritti avendo fissato l’udienza all’ultimo giorno previsto dalla legge per concederci più tempo possibile per preparare la nostra memoria difensiva” (Fonte: agenparl). Le  Poste ci hanno messo il loro zampino? Non essendo stata notificata la comunicazione rituale prevista dall’articolo 33 comma 2 della legge 352/70, il Comitato Promotore Lega Nord del referndum non ha potuto depositare la difesa scritta, prevista anche questa sempre dall’articolo 33 comma 3.

Rinvio di pochi giorni. Il referendum proposto dalla Lega Nord propone di abrogare le disposizioni in materia di trattamenti pensionistici di cui all’articolo 24 del decreto legge n. 201 del 2011 (convertito dalla legge n. 214 del 2011). La richiesta di referendum è stata depositata dallo stesso Calderoli, Stefano Candiani, Giammarco Centinaio ed Emanuela Munerato, tutti rappresentanti del Comitato Promotore Lega Nord. Il Carroccio chiede di mettere alla prova del voto popolare la legge Fornero, già oggetto di molte attenzione da parte della politica e delle parti sociali, che interessa milioni di trattamenti pensionistici.

Se la Corte ammette, cosa succede? In caso di ammissibilità da parte della Consulta, la prossima primavera i cittadini italiani sarebbero chiamati ad esprimere il proprio voto. Un voto con cui decidere se mantenere l’attuale assetto legislativo, con i requisiti pensionistici previsti dalla Fornero che nel tempo cresceranno adeguandosi all’aspettativa di vita Istat, o se abolirla.

E se vince il sì? In caso di vittoria del sì nelle urne si ripristinerebbe la vecchia normativa anteriore al dicembre 2011, a meno che il Governo di Matteo Renzi non metta finalmente mano allo spinoso tema delle pensioni varando una nuova riforma. Un’abolizione che sembra quasi scontata, visto il malumore prodotto dalla legge del 2011, e che porterebbe via risparmi per le casse dello Stato. Risparmi che, nel momento di maggiore effetto della riforma, valgono circa 20 miliardi di euro l’anno.

Se tornassero in auge le vecchie norme si ripristinerebbe la pensione di anzianità e l’abbassamento per quella di vecchiaia, oltre alla sparizione del calcolo contributivo applicato pro rata a tutti i pensionati dal 2012 in poi.

La pensione di anzianità si otterebbe così a 61 anni e tre mesi d’età e 35 anni di contributi o a 40 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica (per gli autonomi un anno in più); mentre per la pensione di vecchiaia, si andrebbe di nuovo in pensione a 65 anni e tre mesi e a 60 anni e 6 mesi per le donne del settore privato (i requisiti previsti per le donne del settore privato si innalzerebbero nei prossimi anni, al fine di raggiungere la parità con quelli degli uomini). Tornerebbero in vigore anche le finestre mobili, che prevedono lo slittamento della decorrenza di 12-18 mesi (tre mesi in più per chi ha quaranta anni di contributi).

Corte o non Corte, sta modifica s’ha da fare! L’attenzione sul tema delle pensioni e di una modifica dell’attuale assetto normativo, sembra voluta da più parti. La politica, i sindacati e i lavoratori spingono per una revisione delle nuove norme. Da parte del Governo Renzi, ruoli chiave in Parlamento come Cesare Damiano, ex ministro e oggi Presidente della Commissione Lavoro della Camera, sostengono da diverso tempo che sia giunto il momento di cambiare direzione: “Il Pd  ha presentato alcune proposte sulle quali il Governo dovrà confrontarsi. La prima è quella di “quota 100” e la seconda è la possibilità di andare in pensione a partire dai 62 anni con 35 di contributi con una penalizzazione massima dell’8 per cento” (Fonte: www.ilsussidiario.net).

A creare ulteriore preoccupazione anche il decreto del MEF a guida del Ministro Padoan. Il decreto, basandosi sulle aspettative di vita aggiornate dall’Istat, prevede l’aumento di 4 mesi dell’età pensionabile a partire dal 2016. L’età per accedere alla pensione anticipata salirà così 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Tutti si dicono disponibili a rivedere il provvedimento e l’onorevole Maria Luisa Gnecchi ha già presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di rivedere la manovra. L’obiettivo di una riforma non è facile, visto che negli ultimi decenni i costi della previdenza sono aumentati, mettendo a rischio la situazione contabile dell’Ente. Nel rivedere l’attuale assetto normativo sarebbe utile adeguare i criteri di adeguamento dell’aspettativa di vita sulla base della professione svolta, andando così a salvaguardare i lavoratori precoci e usuranti.

La palla è ormai in mano al Governo, sperando che non arrivi prima la Consulta con una sua decisione. Garantire maggiore flessibilità in uscita, per  permettere così un maggiore ricambio generazionale, così come tutelare chi svolge lavori più pesanti, imparagonabili ad altri per il contatto con sostanze pericolose e lo sforzo fisico nella pratica lavorativa. Questi sono solo alcuni tra i più importanti nodi sul tappeto che la nostra classe dirigente dovrà risolvere al più presto, se non oggi al massimo dopodomani. Difficile a farsi, viste le dimissioni di Giorgio napolitano e la partita del Colle che da qui ai primi di febbraio terrà l’Esecutivo molto impegnato.

E voi cosa ne pensate? Qual è la vostra idea in merito alla riforma delle pensioni? Qual è al mondo il vostro sistema preferito? Scrivete pure nei commenti la vostra riflessione. Rimanete collegati e al prossimo aggiornamento!

(Immagine: archivio.panorama.it)