Riforma Pensioni Governo Renzi uomini e donne: cosa cambia dal 2016

I requisiti validi nei diversi settori per uomini e donne a partire da 2016. Uniformità poi nel 2018 senza penalità per anticipare l'uscita.

Tutti gli uomini e le sole donne impiegate nel pubblico settore potranno andare in pensione dal 2016 considerando nuovi requisiti rispetto al passato, ovvero aver compiuto 66 anni e 7 mesi, quattro mesi in più di quelli che entro il 2015 decideranno per il fatidico addio al mondo del lavoro.

Torna in primo piano l’età anagrafica a definire i criteri della scadenza naturale del ciclo lavorativo di molti italiani, quindi, secondo le ultime disposizioni nate da una circolare emanata dall’INPS. Adeguamenti e ritocchi che fanno riferimento a specifici indicatori, come quello che assegna quei 3-4 mesi in più necessari per andare in pensione dovuti ogni 3-4 anni ad un allungamento stesso della vita.
Ciò significa che, molto probabilmente, si vaglierà per il 2019 un ulteriore slittamento a 67 anni e sarà la prima volta che in Italia si raggiungerà tale soglia per lasciare la vita lavorativa.

Ma ciò che interessa invece le lavoratrici del settore privato, pur potendo godere fino a fine 2017 di pensioni anticipate avendo raggiunto i 65 anni e 7 mesi, è che dal 2018 si allineeranno ai criteri validi per tutte le altre categorie, ossia con l’uscita al compimento di 66 anni e 7 mesi. Altro capitolo, quello delle donne con attività autonoma: per loro la soglia per l’uscita si fissa sin dal 2016 a 66 anni ed un mese. Poi dal 2018, le regole per la categoria verranno uniformate a quella delle altre lavoratrici.

E per chi vuole andare in pensione prima, nel 2016, contano invece i contributi e la buona notizia è che non sono previste penalizzazioni. Nel dettaglio, per gli uomini, almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti, per le donne invece un anno in meno, ovvero 41 anni e 10 mesi.

[foto: Donnamoderna.it]