Riforma pensioni Governo Renzi uomini e donne, pensione anticipata: il punto della situazione

Cesare Damiano incalza il Governo Renzi proponendo la Quota 67, ma la Maggioranza vuole più flessibilità per il sistema previdenziale

La riforma delle pensioni ha acceso un lungo dibattito tra Maggioranza e Opposizione. In attesa della prossima Legge di Stabilità, prevista per il 2016, che possa far luce su quanti soldi sono necessari per attuare una vera e significativa riforma dell’intero sistema pensionistico, il Governo e le parti sociali non hanno ancora chiarito quali manovre introdurre per agevolare quei lavoratori, uomini e donne, che intendono usufruire della pensione anticipata.

Cesare Damiano è senza dubbio il parlamentare che più di tutti si sta battendo per fare gli interessi dei cittadini, e la sua Quota 67 sembra indirizzata in questo senso. Con questa proposta il lavoratore andrebbe in pensione a sessantadue anni e con trentacinque di contributi pagati, subendo una tassazione minima dell’8% (a differenza del 12% prevista dal Governo). Il pensionato costerebbe di più durante i suoi primi quattro anni di anticipo dell’assegno sociale, ma in questo modo, puntando sulle aspettative di vita media che si sono allungate, il Governo risparmierebbe nei prossimi diciotto anni svariati milioni di euro.

La proposta di Damiano è arrivata alla luce di quell’ottimismo politico invocato da Renzi, ma da sola la Quota 67 non basta per risolvere tutti i nodi che si sono stretti intorno alla riforma delle pensioni. Innanzitutto c’è il problema degli esodati, una categoria che, con la Riforma Fornero, è quella che di più ha subito le conseguenze della crisi economica. Mercoledì 30 settembre alla Camera dei Deputati si voteranno tre emendamenti per l’introduzione della settima salvaguardia, manovra che consentirà ai lavoratori che non hanno ancora versato i contributi necessari di usufruire lo stesso del loro assegno pensionistico.

E mentre si discute di leggi, modifiche e nuovi emendamenti il Governo vuole introdurre nel sistema previdenziale una maggiore flessibilità per i lavoratori in uscita. Da un lato si tende a risolvere il problema degli esodati cercando di non creare disparità tra uomini e donne: per questo il Ministro del Lavoro Poletti ha fatto sapere che la strada della flessibilità è quella ideale per riformare il sistema pensionistico, ma che essa va attentamente vagliata per non creare diseguaglianze sociali tra i cittadini.

E’ il caso dell’Opzione Donna che, nelle intenzioni del Governo e per il Ministro dell’Economia Pier Paolo Padoan, necessita di una soluzione definitiva entro la fine dell’anno. Le lavoratrici autonome e private vogliono capire se l’Opzione Donna sarà estesa fino al 2018, e lo slogan “nessuna deve restare fuori” che è comparso su Twitter e su altri social network da parte delle lavoratrici è un segnale forte che Renzi dovrebbe ascoltare. Intanto il Premier ha dichiarato di voler inserire l’Opzione Donna nella prossima Legge di Stabilità: manterrà la sua promessa?