Riforma pensioni: novità su opzione donna e pensioni d’oro

Ferve il dibattito sulla riforma pensioni, i temi più caldi sono l’opzione donna e il taglio alle pensioni d’oro

Si accende il dibattito sulla riforma delle pensioni, i temi più caldi al momento sono la pensione anticipata donne e il taglio alle pensioni d’oro. In tema di pensione anticipata donne e sistema contributivo le acque continuano ad essere agitate a causa di ritardi e problemi insorti in seguito all’applicazione della legge Fornero e all’introduzione di circolari Inps che di fatto hanno escluso buona parte delle lavoratrici statali dalla possibilità di usufruire dell’opzione donna. Giovedì 30 ottobre alcuni parlamentari Pd terranno una conferenza stampa in merito ai problemi  legati all’opzione donna.

“L’effetto combinato della riforma pensioni Fornero e di una circolare dell’Inps – affermano in una nota stampa due parlamentari Pd in commissione lavoro Cesare Damiano e Marialuisa Gnecchi – ha fatto sì che il periodo sperimentale in cui è possibile per le donne avere la pensione anticipata a 57 anni di età e 35 anni di anzianità ma a condizione che le stesse donne optino per il sistema contributivo e cioè per un assegno di pensione inferiore, sia stato accorciato escludendo tutte le donne che hanno maturato i requisiti per la pensione nel 2015″. Altro tema di fuoco è il taglio delle pensioni d’oro.

Il Movimento Cinque Stelle presenta una mozione per tagliare le pensioni d’oro “Ecco una soluzione – hanno affermato in una nota dicono i deputati pentastellati in commissione Lavoro alla camera, che hanno presentato una mozione a prima firma Walter Rizzetto – per tagliare le pensioni d’oro senza cadere nella tagliola della Corte costituzionale. Il Movimento 5 stelle l’ha individuata: si tratta delle imposte sostitutive che già sono presenti in diverse modalità nel sistema tributario italiano.

Il documento – ha spiegato il vice presidente della commissione Lavoro Rizzetto – impegna il Governo Renzi a ricalibrare e aumentare le aliquote sui redditi pensionistici, innalzando il prelievo sugli assegni sopra i 90mila euro in modo da ridistribuire il gettito ottenuto sulle pensioni più povere e sulle pensioni minime”.