Riforma pensioni, pensione anticipata: ultime notizie su esodati e flessibilità Inps

Le attuali condizioni previste per poter andare in pensione sono molto limitative. Per questo la riforma delle pensioni prevederà la flessibilità in uscita

Secondo i sindacati è necessario ripristinare la flessibilità in uscita, perché le condizioni previste per poter andare in pensione (66 anni e 35 anni di contributi) hanno portato non solo al mancato pensionamento di chi si trova in età avanzata ed al fenomeno degli esodati, ma anche all’innalzamento della disoccupazione giovanile. Il blocco del ricambio generazionale è uno dei temi caldi della questione lavoro e per questo è vista con favore l’apertura del Ministro Poletti al confronto con i sindacati per la riforma delle pensioni.

Attualmente in discussione alla Commissione Lavoro della Camera, la riforma delle pensioni (allo stadio di proposte elaborate dal Parlamento) è pronta per essere discussa dai tecnici della Commissione e dai principali attori del settore lavoro. Quasi sicuramente prevederà la possibilità di una flessibilità in uscita, per poter usufruire del meccanismo della pensione anticipata. La norma potrà essere già inserita nella prossima Legge di stabilità.

Tra le proposte vi è quella di introdurre una fascia (che comprende i lavoratori tra i 62 e i 70 anni) all’interno della quale si potrà decidere quando andare in pensione, valutando anche il tipo di lavoro svolto. È certo infatti che le condizioni lavorative di un operaio sono molto diverse da quelle di un impiegato.
Tuttavia, i sindacati premono che non siano previste penalizzazioni economiche per i lavoratori che decideranno di aderire alla nuova flessibilità Inps: infatti, è lo stesso prepensionamento a provocare un abbassamento dell’importo pensionistico, a causa dei minori anni di versamenti all’Inps. Al contrario, pare che una delle proposte del Governo riguardanti la flessibilità pensionistica preveda un abbassamento dell’8% dell’assegno versato ai pensionati che sfrutteranno il nuovo regime.

Tra l’altro, in Commissione Lavoro sono all’ordine del giorno anche lo studio sul decreto per l’indicizzazione delle pensioni ed il capitolo riguardante gli esodati. Tra le altre proposte in studio vi sono le due già portate a conoscenza dell’opinione pubblica: si tratta della quota 97 (riguardante i lavoratori ed i disoccupati in età avanzata che si trovano in condizioni in disagio) e la possibilità di andare in pensione con 41 annualità di versamento per i lavoratori precoci (indipendentemente dall’età). Ma, come già accennato, il punto di scontro sul regime di flessibilità pensionistica riguarderà il sistema delle penalizzazioni: i sindacati lo bocciano in partenza, mentre per l’esecutivo è un correttivo necessario per far approvare la nuova norma in sede europea.

Si aspetta il prossimo dieci giugno, quando il Presidente dell’Inps Tito Boeri riferirà in Commissione Lavoro riguardo alle proposte per la flessibilità in uscita e sul dossier che l’Inps sta preparando in merito. Il dossier sarà consegnato ai tecnici della Commissione entro la fine del mese, ma già nei prossimi giorni se ne dovrebbe conoscere il sunto.