Riforma pensioni: Quota 96 niente di fatto?

La riforma delle pensioni dà speranza agli esodati ma sembra al momento congelare la situazione dei Quota 96

Lunedì 30 inizia l’iter per la riforma delle pensioni, mentre gli esodati devono attendere ancora qualche giorno, i Quota 96 ricevono notizie amare, almeno per il momento. Tra i temi più discussi e dibattuti in questi giorni anche le novità in tema di pensioni statali.

Ecco intanto i punti fermi per quanto riguarda i lavoratori della pubblica amministrazione. La riforma della Pa ha abolito il trattenimento in servizio,  a differenza di prima nessuno potrà più restare a lavoro una volta raggiunta l’età pensionabile. C’è anche la  possibilità di mandare in pensione d’ufficio i dipendenti che maturano i requisiti per la pensione anticipata, (41 anni e 6 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 6 mesi per gli uomini). La misura interessa anche i dirigenti medici  responsabili  di  struttura complessa e il personale delle autorità indipendenti. Arriva il divieto di incarichi pubblici per i dipendenti pensionati e la mobilità obbligatoria entro i 50 Km.

Il 2 luglio dovrebbe arrivare anche la soluzione definitiva per quanto riguarda la questione esodati. La sesta salvaguardia, proposta dal ministro Poletti dovrebbe tutelare 170.230mila esodati. I fondi necessari verrebbero presi dalla risorse rimanenti dalle precedenti salvaguardie. Per i 4mila insegnanti che aspettano la pensione, i cosiddetti Quota 96, sembra invece che per il momento non ci siano novità. Il tempo non c’è più almeno per quest’anno: il limite di tempo per andare in pensione era il 31 agosto e il primo settembre inizia il nuovo anno scolastico. Una doccia fredda dunque per tutti quegli insegnanti che avendo maturato l’età pensionabile e i contributi non potevano andare in pensione. Rassicurazioni sul futuro dei Quota 96 arrivano però dal ministro Gianni che ha fatto sapere come “il governo stia effettivamente impegnandosi per risolvere la questione dei 4mila insegnanti che aspettano la pensione”, speriamo bene.

[foto: giornalettismo]