Riforma pensioni, referendum abolizione Fornero: oggi la Consulta decide

La Corte deciderà l’ammissibilità o meno del referendum chiesto dalla Lega Nord. Se passa il sì, cosa succede?

Fornero al voto popolare? Il giorno è arrivato, quello tanto atteso in Italia e anche dall’Europa che, sebbene abbia grattacapi importanti, questo non è da meno. Oggi la Corte Costituzionale affronterà in Camera di Consiglio la delicata questione dell’ammissibilità o meno del referendum proposto dalla Lega Nord, per cancellare l’articolo 24 della legge Fornero, numero 214 del 21 dicembre 2011. Il Carroccio chiede di mettere alla prova del voto popolare la legge Fornero, già oggetto di molte attenzione da parte della politica e delle parti sociali. Una questione che interessa milioni di trattamenti pensionistici.

Se la Corte ammette, cosa succede? In caso di ammissibilità da parte della Consulta, la prossima primavera i cittadini italiani sarebbero chiamati ad esprimere il proprio voto. Un voto con cui decidere se mantenere l’attuale assetto legislativo, con i requisiti pensionistici previsti dalla Fornero che nel tempo cresceranno adeguandosi all’aspettativa di vita Istat, o se abolirla.

E se vince il sì? In caso di vittoria del sì nelle urne si ripristinerebbe la vecchia normativa anteriore al dicembre 2011, a meno che il Governo di Matteo Renzi non metta finalmente mano allo spinoso tema delle pensioni varando una nuova riforma. Un’abolizione che sembra quasi scontata, visto il malumore prodotto dalla legge del 2011, e che porterebbe via risparmi per le casse dello Stato. Risparmi che, nel momento di maggiore effetto della riforma, valgono circa 20 miliardi di euro l’anno.

Se tornassero in auge le vecchie norme si ripristinerebbe la pensione di anzianità e l’abbassamento per quella di vecchiaia, oltre alla sparizione del calcolo contributivo applicato pro rata a tutti i pensionati dal 2012 in poi.

La pensione di anzianità si otterebbe così a 61 anni e tre mesi d’età e 35 anni di contributi o a 40 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica (per gli autonomi un anno in più); mentre per la pensione di vecchiaia, si andrebbe di nuovo in pensione a 65 anni e tre mesi e a 60 anni e 6 mesi per le donne del settore privato (i requisiti previsti per le donne del settore privato si innalzerebbero nei prossimi anni, al fine di raggiungere la parità con quelli degli uomini). Tornerebbero in vigore anche le finestre mobili, che prevedono lo slittamento della decorrenza di 12-18 mesi (tre mesi in più per chi ha quaranta anni di contributi).

Alla massima Corte l’ardua sentenza.

(Immagine: www.salvatorecugliari.it)