Riforma Pensioni, requisiti per andare in pensione anticipata nel 2015, 2016 o 2017

Una sintesi su contributi e modalità necessarie per andare in pensione prima della scadenza, con un occhio alle penalizzazioni previste.

Al centro di ipotesi e dibattiti in corso, la riforma previdenziale sembra definire una sostanziale modalità che osservano i lavoratori in procinto di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, quella del sistema contributivo.

L’unica conditio sine qua non posta a chi infatti sta per andare in pensione o ne ha intenzione nei prossimi anni – se nulla cambia all’orizzonte –  è quella di soddisfare l’anzianità contributiva, ossia in base ai versamenti effettivamente corrisposti all’INPS, pari oggi a 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 e 6 mesi per le donne.

Se dunque i requisiti richiesti si raggiungono, nel 2015 è possibile andare in pensione. Da non sottovalutare poi il calcolo delle settimane contributive per poter essere a tutti gli effetti idonei al sospirato assegno previdenziale. Per quest’anno si tratta per la precisione di 2210 settimane per gli uomini e 2178 per le donne.

E nel 2016?
Per l’anno prossimo si prospettano come già noto 4 mesi in più nel calcolo dei contributi versati per poter accedere alla propria pensione. Ecco perché per gli uomini si passa a 42 anni e 10 mesi di contributi versati (pari a 2227 settimane) mentre per le donne a 41 anni e 10 mesi di versamenti (ossia a 2175 settimane).
Ma attenzione: se nulla si toccherà dell’impianto attuale, andare in pensione prima della scadenza naturale, del compimento dei 62 anni di età, corrisponderà anche ad una penalizzazione sull’assegno: rispetto all’anzianità contributiva maturata fino al 2011 è pari al 2% (nel dettaglio, in pratica, per ogni anno prima dei 60 anni) mentre sarà pari all’1% per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni. Conviene aspettare a quel punto forse il 2017, quando le penalizzazioni secondo la recente legge 190/2014 saranno sospese.

[foto: UrbanPost.it]