Riforma pensioni ultime notizie: Cgil chiede estensione dello stop a penalizzazioni

Il viceministro Morando smentisce l’ipotesi di legare le penalizzazioni all’importo delle pensioni. La Cgil chiede ulteriori modifiche

No a penalizzazioni legate all’importo dell’assegno pensionistico. Ieri è arrivata la smentita del viceministro Morando all’ipotesi di legare le penalizzazioni all’importo dell’assegno pensionistico. Una notizia diffusa dal sole24ore ieri mattina della quale lo stesso Morando ha affermato di non saperne nulla. Un’ipotesi che avrebbe lasciato la penalizzazione sugli assegni anticipati superiori a sette volte la pensione minima, ovvero oltre i 3500 euro al mese, con la reintroduzione del divieto di cumulo reddito-pensione per coloro che hanno un assegno retributivo, meno di 66 anni e un assegno superiore a 3500 euro mensili.

Intanto la Cgil chiede al Senato la modifica delle norme votate alla Camera nel ddl di stabilità. Da sempre favorevole all’eliminazione delle penalizzazioni per le pensioni anticipate, il sindacato ne chiede un allungamento nei tempi, oltre il 2017: “Un emendamento proposto dalla Commissione e accolto dal governo – afferma Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil – elimina la penalizzazione per chi va in pensione anticipata (41,6 anni di contributi per le donne e 42,6 per gli uomini) prima dei 62 anni di età”.

Un emendamento per cui la Cgil si è sempre espressa in maniera favorevole: “La cancellazione di tali penalizzazioni è da sempre una richiesta del sindacato. Queste colpiscono i lavoratori precoci e tutti coloro che, per salute (esposizione all’amianto etc.) o per lavori particolarmente faticosi (i cosiddetti lavori ‘usuranti’), usufruiscono di agevolazioni sulle decorrenze. Anche perché la legge Fornero ha legato il calcolo della contribuzione ai periodi di ‘effettivo lavoro’, escludendo proprio i soggetti più fragili dalla non applicazione delle penalizzazioni fino al 2017”.

E qui la richiesta di stralciare strutturalmente la norma: “Questo meccanismo sta colpendo in modo particolare le donne che, per il carico del lavoro di cura, hanno più periodi di assenza. Quindi bene l’eliminazione della norma, ma essa deve essere stralciata strutturalmente: per tutti e anche successivamente al 2017, come invece previsto“.

La richiesta del sindacato va oltre il tema delle penalizzazioni per i precoci e chiede un impegno del governo anche per altre categorie ancora in attesa di risposta, come i lavoratori quota 96 della scuola e i macchinisti delle ferrovie. Per non parlare della questione tuttora irrisolta degli esodati. Insomma un impegno politica-parti sociali con “l’apertura di un confronto sull’insieme della legge Fornero, che va al più presto modificata nel suo impianto perché non sopportabile nella concreta condizione del Paese e del mercato del lavoro. Anche questo – conclude – è un obiettivo dello sciopero generale del 12 dicembre”.

Una riforma che non vedrà la luce prima del 2015, come pare di capire anche da quanto afferma Giorgio Santini del Partito Democratico, relatore della manovra in Senato: “Ci aspettiamo che sciolga (il governo ndr.) questi nodi ma è più probabile che siano collocati in altri provvedimenti che saranno fatti molto rapidamente ma non in legge di Stabilità”. I tempi ormai sono troppo stretti e, a meno che in Senato il governo non inserisca ulteriori emendamenti, il tutto è rimandato a inizio 2015, quando il tema della riforma delle pensioni non potrà essere rinviato ulteriormente.

(Fonte: www.pensionioggi.it)

(Immagine: it.blastingnews.com)