Riforma pensioni ultime notizie: pensione anticipata, opzione donna e metodo contributivo

Sta per scadere la raccolta firme per la class action di Opzione donna, mentre le ipotesi al vaglio dell'Esecutivo ed INPS si moltiplicano

Ancora ipotesi a confronto sulla soluzione del problema delle riforme pensionistiche, mentre il Governo (ovvero i tecnici dell’Esecutivo, non Renzi) è pronto all’analisi delle diverse, possibili direzioni.

E ci sono anche scadenze in vista. Per il comitato Opzione donna si chiude infatti il 15 marzo la raccolta delle adesioni per la class action contro l’Inps, organizzata dall’associazione relativamente alla scadenza dei termini entro cui si dovrebbero accettare le domande pregresse – il 31 dicembre 2014 o il 31 dicembre di quest’anno? – dubbio sorto dopo la finestra concessa in via sperimentale dal Governo Berlusconi nel 2004 ma su cui si aspettano (anche qui) risposte ufficiali dal Governo.

Nata da tempo e circolata sui social in particolare su Facebook, la protesta del comitato ha anche spinto a considerare tale opzione un metodo utile anche al risanamento della situazione pensionistica in fase di riforma. Alla luce infatti dei cambiamenti di cui la legge Fornero necessita, da molte parti si sta spingendo perché la manovra detta Opzione Donna (ovvero, andare in pensione a 57 anni e 3 mesi – oppure a 58 anni e 3 mesi per le lavoratrici autonome – e con 35 anni di contributi con un assegno totalmente calcolato con il metodo contributivo) diventi la risposta più opportuna per tutti, anche per gli uomini, liberando dallo stallo la situazione attuale.

In attesa di avere in un’agenda formale la discussione sulla riforma delle pensioni, si va avanti con le proposte. Dagli ultimi incontri, tutto si allinea sulla flessibilità: niente più prestito pensionistico perché oneroso, mentre torna buona la proposta delle quote 100 suggerita anche da Cesare Damiano (che definisce il criterio utile all’uscita dal mondo del lavoro sommando l’età anagrafica con quella contributiva) seppur, d’altro canto, era già stato calcolato il costo eccessivo di tale strada a carico dell’istituto di previdenza. Ed infine ulteriori ipotesi accanto alle altre, quella della pensione anticipata a 62 anni (con 35 anni di contributi e penalizzazioni) o della staffetta generazionale con part time, suggerite dalla Commissione Lavoro.

Rimandata infine la discussione anche con i sindacati, fra qualche giorno: secondo quanto ha dichiarato a La7 il Ministro Poletti, la priorità va inoltre “alle situazioni socialmente più problematiche di chi perde il lavoro e non ha maturato i requisiti per la pensione“.

[foto:  www.ilmessaggero.it]