Rimborsi pensione Legge Fornero: le ipotesi per trovare i fondi

La bocciatura della Corte equivale ad un conto salato per il Governo: come saldare in due anni i mancati aumenti a milioni di pensionati?

La Consulta ha definitivamente bocciato la legge che sanciva il blocco delle rivalutazioni delle pensioni previsto nel Governo Monti, con la pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale. Dunque, quanto l’allora ministro del lavoro Elsa Fornero aveva predisposto per la riforma pensionistica di fine 2011 oggi risulta essere un fardello non da poco.

Quella che si chiamava la manovra Salva Italia potrebbe portare infatti al collasso i conti del Governo che ora si ritrova a dover pagare – obbligatoriamente – 5 milioni di contribuenti penalizzati dalla legge dell’ex-Ministro del Welfare per un totale pari a 16 miliardi di euro. E in teoria senza che i pensionati debbano presentare alcuna domanda o ricorso, essendo ormai ufficializzato quanto lo Stato è chiamato a fare alla resa di conti, a meno che – in ultima ipotesi – questo non procedesse alla restituzione degli aumenti dovuti in questi anni.

Dunque scattano le ipotesi dei tecnici che cercano soluzioni per sanare il grande debito con i cittadini e, considerando la situazione economica in atto nel Paese, non è certo impresa facile.

Si sussurra di predisporre ad esempio degli aumenti degli arretrati dovuti attraverso titoli di Stato, altri temono invece un nuovo ritocco delle aliquote dell’IVA. Ma per il Ministro Padoan sembra più percorribile la strada dei rimborsi graduali, rateizzando insomma il debito. Ma come? Ragionando per bienni e trienni in cui le perequazioni dovute sono secondo percentuali “a scalare”, fino a riconoscere trattamenti che arrivano a 6 volte il minimo.

Sono solo le prime ipotesi per risolvere il problema, ma intanto piove sul bagnato visto che proprio la prossima settimana la Commissione Europea vaglierà per l’ennesima volta i conti gestiti del Governo Renzi, di sicuro non perfettamente in ordine, per decidere se concederci o no ancora un po’ di flessibilità.

[foto: corriereuniv.it]