Pensioni: in cantiere l’uscita flessibile per uomini e donne

Ancora scontri sulle pensioni. Nel cantiere Renzi, però, l'idea dell'uscita flessibile con penalizzazioni potrebbe accontentare tutti

Quello delle pensioni si conferma spesso terreno di scontro tra governo, sindacati, società civile e Ragioneria dello Stato. Dopo la riforma Fornero della fine del 2011, ad attendere risposta sono anche gli “esodati”, bloccati senza lavoro e assegno previdenziale.

Il mese di agosto ha visto continui tira e molla all’interno del governo Renzi, con i principali ministri interessati a studiare possibili soluzioni alternative. Negli ultimi giorni a far discutere sono soprattutto due proposte, differenti ma anche affiancabili. La prima, più articolata, arriva dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiani, sulla flessibilità di uscita dal lavoro e accesso alla pensione.

Il disegno di riforma prevederebbe la possibilità, per uomini e donne, di uscire con un po’ di anticipo dal lavoro al prezzo di una detrazione sull’assegno previdenziale del 2-3% per ogni anno di anticipo. Questo sembrerebbe il progetto che riscuote maggiori consensi e sul quale sindacati, politica e parti sociali sembrano poter trovare un miglior terreno di discussione comune.

A raffreddare gli entusiasmi, però, è la Ragioneria di Stato, che punta i riflettori sul pesante effetto che la riforma rischia di avere sul bilancio italiano. Per correre ai ripari arriva la seconda proposta, quella dell’attuale ministro del Welfare Giuliano Poletti. Il titolare del dicastero torna infatti a proporre un prelievo sulle cosiddette pensioni d’oro, ipotizzando anche una misura simile, pur con impatto inferiore, su quelle che vengono definite pensioni d’argento.

La proposta non ha ancora una sua forma definitiva, ma l’ipotesi al vaglio sarebbe quello di un prelievo progressivo a partire da pensioni pari a 3500 euro netti al mese. Questo prelievo, secondo le intenzioni del ministro Poletti, servirebbe a colmare o almeno ridurre il gap tra le pensioni calcolate interamente con il vecchio – e oneroso – sistema retributivo, e quelle calcolate invece con il sistema misto o con il puro contributivo, più vantaggioso per lo Stato.

La situazione rimane complessa, con un coacervo di più voci spesso in contrasto tra loro. A sottolinearlo è anche il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, che denuncia una scarsa coordinazione tra alcuni dei principali esponenti del governo e della maggioranza. Ancora più duro il patron di Eataly, Oscar Farinetti, che invita il governo ad avere più coraggio. “In questi primi sei mesi il governo Renzi ha fatto tre o quattro mosse giuste – prosegue Farinetti – Adesso c’è bisogno che dia ancora due o tre bastonate grosse sul buon esempio”.

L’imprenditore sposa la linea-Poletti, spingendosi ancora più in là e proponendo un vero e proprio tetto massimo a stipendi dei politici e pensioni d’oro. Ogni provvedimento definitivo sulle pensioni è però rimandato a data da destinarsi, dal momento che il prossimo Consiglio dei Ministri sembra possa essere incentrato soprattutto sul decreto sblocca-Italia e sulle riforme di scuola e giustizia.