Riforma pensioni uomini e donne: le ultime notizie

La riforma delle pensioni potrebbe essere messa in cantiere nella prossima legge di stabilità. Più flessibilità, ma anche risvolti negativi

La riforma del sistema pensionistico è uno degli argomenti più scottanti in mano al governo di Matteo Renzi, con i lavoratori italiani che si attendono una riforma che mitighi gli effetti che erano stati portati dalla precedente riforma fatta dalla ministro Fornero durante la presidenza del Consiglio di Mario Monti. Il governo, con il ministro Poletti, si è detto pronto a presentare un progetto di riforma, che molto probabilmente potrebbe essere inserito nella legge di stabilità del prossimo ottobre. Molto più decisionista il Premier, Renzi, che parla addirittura di una possibile presentazione nel mese di agosto.

Ma le aspettative degli italiani potrebbero anche rimanere deluse, in quanto tra le novità della riforma, oltre ad una maggiore flessibilità, potrebbero esserci delle norme che peggiorano la situazione attuale per quanto riguarda della categorie di lavoratori. Su alcune ipotesi sta lavorando ormai da tempo, ma certamente ci sarà bisogno di misure sostenibili, in accordo al bilancio generale, e proprio per questo ad oggi siamo ancora nel campo delle ipotesi senza che niente sia stato fatto dal punto di vista concreto.

Al momento attuale si ipotizza la possibilità di uscita flessibile per i lavoratori attraverso alcune misure che prevedono un’uscita anticipata del lavoratore che accetta delle penalizzazioni sull’importo della pensione, come ad esempio l’uscita dal lavoro al raggiungimento dei 62 anni di età anche con soli 35 anni di contributi, oppure il passaggio da un impiego a tempo pieno ad un altro a tempo ridotto, con una conseguente diminuzione dello stipendio, mitigata comunque dalla conservazione dei contributi come se si percepisse lo stipendio intero.

C’è inoltre l’allargamento per tutti i lavoratori, sia di sesso maschile che femminile, del sistema “contributivo”, e la possibilità del prestito pensionistico, in questo caso fino al 2018. Le novità di cui si sta parlando riguardano la nuova introduzione di un contributo di solidarietà, che sarebbe a carico di chi percepisce le cosiddette “pensioni d’oro”, e l’allineamento della contribuzione tra maschi e femmine.

Tutto questo dovrebbe consentire un risparmio che finanzierebbe i nuovi interventi. Resta chiaro che il punto focale della riforma sarà l’equiparazione tra i due sessi, che è stata programmata per il 1° gennaio del 2018, con l’arrivo ad una età minima per andare in pensione, 66 anni. Attualmente la scaletta prevede che le donne dipendenti di aziende private salgano a 63 anni e mezzo nel 2015, per arrivare a 65 anni per gli anni 2016 e 2017 e raggiungere i 66 nel 2018.

Da quella data uomini e donne cammineranno di pari passo verso un innalzamento, che è dovuto alle maggiori aspettative di vita che si registreranno nei prossimi anni, con l’obiettivo di raggiungere per tutti quota 70 anni, fissato al 2050. Per quanto riguarda invece l’anzianità “contributiva” attualmente necessaria per poter andare in pensione, le donne hanno bisogno di 41 anni e tre mesi, mentre per quanto riguarda gli uomini serve un anno in più.