Riforma scuola Renzi: arrivano le prime proteste

La riforma della scuola a poche ore dall’annuncio del ministro del governo Renzi, Giannini, suscita le prime proteste

Sono passate poche ore, ma la riforma della scuola proposta dal ministro del governo Renzi, Giannini, già suscita le prime proteste. Il malcontento è trasversale alle categorie e coinvolge insegnanti, sindacati della scuola e gli stessi ragazzi. Le misure più contetstate tra quelle proposte sono l’innalzamento dell’orario di lavoro dalle attuali 18 ore a 36 ore settimanali a parità di stipendio e la possibilità di assegnare le supplenze ai docenti di ruolo.

Quest’ultima iniziativa in particolar modo porterebbe al licenziamento di 120mila insegnanti precari, dopo aver aggiornato le graduatorie dune il ministero punterebbe a tener fuori la stragrande maggioranza del personale docente precario. Previsti anche l’avvio di corsi di recupero a costo zero grazie all’allungamento dell’anno scolastico per 230 giorni lavorativi (attualmente sono 208/210).

Le anticipazioni sul patto del Cantiere Scuola voluto da Renzi sono per la Flc Cgil “pratiche vecchissime”. Per Mimmo Pantaleo rappresentante del sindacato l’utilizzo di “Legge delega al posto del contratto,  lavoro gratis,  raddoppio delle ore per i docenti  e licenziamento dei precari”. Non aiutano a cambiare verso al diritto allo studio.  Se questi sono gli esiti di uno dei cantieri aperti dal governo Renzi sulla scuola – spiega Pantaleo a La Repubblica – siamo ben lontani da cambiare verso alla scuola pubblica. Piuttosto è la solita pratica dei tagli lineari con la vecchia richiesta, di stampo montiano, far lavorare gratuitamente i docenti dopo 7 anni di blocco dei contratti e licenziare i precari”.

La riforma della scuola targata Renzi suscita proteste anche dagli studenti: “Il governa pensa solo a tagliare senza un’idea di scuola, siamo in un paese – afferma al quotidiano il coordinatore nazionale dell’Uds Danilo Lampis,– in cui la retorica del docente fannullone prevale sulla necessità di migliorare la didattica. Non si mettono al centro la scuola, gli studenti, non c’è un progetto di lungo periodo per la scuola italiana, ma solo la volontà di rispondere con slogan che rispondono unicamente alla volontà di continuare a tagliare indiscriminatamente i costi”.

[foto: lacarbonarablog]