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Interviste: Niccolò Bossini, cantautore e chitarrista di Ligabue

Gianfranco Mingione - 31 gennaio 2014
Gianfranco Mingione
31 gennaio 2014
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Niccolò Bossini

Una carriera di musica e parole, iniziata con la sua vecchia band, i “Teachers”, e proseguita nel 2005 con l’incontro con Luciano Ligabue: “Mi è sempre piaciuto scrivere canzoni, comunicare qualcosa. Sempre usando la chitarra come mezzo, ho cominciato a 12 anni…”

Non c’è un locale dove esibirsi? Nessun problema, è il concerto che viene a domicilio! Come è andato “#acasatour” negli appartamenti d’Italia?
A volte si ha la fortuna di avere delle belle idee. A me è capitato con #acasatour. Volevo fare qualcosa di originale, che ci mettesse in luce e che ci desse la possibilità di entrare in contatto con i fan senza filtri. Il tour è andato benissimo, sentivo che era una bella idea ma non credevo che la gente avrebbe reagito così tanto alla grande. E’ un momento di fidelizzazione fortissimo, ne stanno parlando davvero in tanti.

Una giovane carriera che inizia e prosegue come chitarrista rock tra gli States e l’Italia, con band d’autore come i Deep Purple e i Marlene Kuntz. Se dovessi spiegare in poche e semplici parole cosa significhi suonare la chitarra, cosa diresti?
Devo sottolineare che i rapporti con le band che hai citato si collocano all’interno di aperture dei loro concerti con la mia vecchia band, i Teachers. Suonare la chitarra in se, essere chitarrista punto e basta non mi è mai interessato. Mi è sempre piaciuto scrivere canzoni, comunicare qualcosa. Sempre usando la chitarra come mezzo, ho cominciato a 12 anni, ne ho 35 e non mi sono ancora stancato. E’ una passione/missione quella del musicista. Ci vuole una sorta di vocazione.

Nel 2005 è iniziata la tua collaborazione con Luciano Ligabue, con l’album “Nome e cognome”. Cosa ti ha dato questa esperienza in termini umani e professionali? Puoi raccontarci un ricordo che ti lega in particolar modo al rocker emiliano?
Tantissimo. I ricordi sono tanti, in quasi dieci anni di collaborazione. Quello che mi passa subito per la testa però è il primo. Feci un provino, arrivai in studio. Dovevo preparare cinque canzoni. Alla terza Luciano fermò tutto e davanti ai suoi collaboratori mi disse che per lui andava bene così e che ci saremmo sicuramente rivisti. Una settimana dopo ero in studio con lui e siamo ancora qui dopo dieci anni. La vita mi è cambiata dalla mattina alla sera.

Cosa pensi dei talent artistici: sei più per “X Factor” o “Amici”? Un giovane di talento può avere una speranza di farcela in Italia?
Si, se hai davvero talento ce la fai anche se non passi dai Talent. Un esempio è il Cile, la sua Cemento Armato non aveva bisogno di nessun Xfactor per venire fuori. Io, sfortunatamente, non sono né per Xfactor nè per Amici, perché grazie all’esposizione mediatica che hanno monopolizzano le case discografiche e tolgono spazio a chi non ci va perché non sente questi talent come strada percorribile. Come dice Red Ronnie, se ci fossero sempre stati questi talent non avremmo avuto Luciano, Vasco Rossi, De Andrè, Guccini, De Gregori e Dalla. E ha ragione, perché non li avrebbero nemmeno presi.

Nel 2012 è uscito il tuo primo album da solista, “QBNB”. Ad ottobre dello scorso anno è arrivato il secondo EP interamente digitale, #SECONDOLAVORO. Un album a “soli 2,99 euro in cambio di 20 minuti di passione”. Come sta andando e cosa hai in mente per il futuro?
Sta andando bene. E soprattutto da quando è uscito mi rendo conto che i concerti hanno una marcia in più. La gente canta tutte le parole dall’inizio alla fine e questa è una cosa che riesce sempre a stupirmi. Ho in mente di registrare un altro album, non EP stavolta. Un album vero e proprio. Magari uscirà nel 2015.

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