Metalli pesanti e tossine negli alimenti. Ecco come possiamo difenderci

Allarme Coldiretti: manca la tracciabilità su metà della nostra spesa. Ecco i consigli per tutelarci da cibo con tossine e antiparassitari.

L’allarme non cessa anche se – la buona notizia è solo questa – l’Europa impone maggiori criteri di tracciabilità per gli alimenti e gli stessi europei, noi italiani in primis, pretendiamo chiarezza e tracciabilità sugli alimenti per la nostra tavola. Ma questa forma di tutela non basta ad arginare i continui attacchi alla nostra salute, visto che l’export continua a inondare di metalli pesanti, tossine e batteri dannosi alcuni alimenti di largo consumo, spesso provenienti da tre Paesi in particolare, come Cina, Turchia e India*.

Cosa c’è di tossico e su quali alimenti
Alcuni residui chimici sono tossici per la salute. Solitamente, quando a campione vengono analizzati gli alimenti, sono respinti dalla distribuzione perché solitamente contengono tracce di:
– aflatossine, su frutta secca
– antiparassitari, specie su riso, ceci, carciofi, fragole e foglie di vite
– salmonelle presenti specie su semi di sesamo, carne e prodotti ittici
– forti presenze di parassiti vari specie sui datteri

senza considerare altro cibo che presenta a volte pericolosissime tracce di metalli pesanti come mercurio, cadmio o piombo o perfino micro-frammenti di vetro.

Tracciabilità: quali alimenti non sono ancora “chiari”
Secondo un dossier di Coldiretti, oltre metà della spesa degli italiani è praticamente anonima: non ci sono indicazioni sulla reale provenienza del prodotto (inteso come materia prima, differente dal luogo di produzione dell’alimento finale) per salumi e insaccati, carne lavorata e di coniglio, derivati vari del pomodoro (diversi da passata) e dei cereali o pasta, riso, latte a lunga conservazione, formaggi, frutta e verdura trasformata e sughi già pronti.

Consigli per gli acquisti

La morale, considerando che sugli alimenti italiani i residui chimici sono solo un terzo del limite massimo consentito dall’UE (e ben 12 volte inferiori a quelli permessi in altri Paesi nel mondo), resta quella di informarsi prima sui rischi, controllando che il prodotto – con un’etichetta esplicita – provenga solo da colture controllate da rigorosi standard.

[*fonte: Coldiretti – elaborato su dati del Sistema di allerta europeo 2015 / foto: Greenme.it]