Sesso: Coca Cola come contraccettivo

Falsi miti: per sette italiane su cento la Coca Cola è un valido metodo per evitare gravidanze indesiderate

I falsi miti nel mondo del sesso sono difficili da estirpare: secondo sette italiane su cento la Coca Cola può essere utilizzata come un efficace metodo contraccettivo ed evitare gravidanze indesiderate.

A dirlo è una ricerca condotta da GFK Healtcare che ha coinvolto 9 mila donne al di sotto dei trent’anni provenienti da 17 paesi del mondo. Tra le intervistate anche 456 italiane. I risultati della ricerca sono sorprendenti. Nonostante siano tutti costantemente connessi alla rete internet da ogni luogo e abbiano a portata di click una miniera di informazioni, la disinformazione sulla sessualità è endemica e si disconoscono le più elementari nozioni in materia di prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili e di contraccezione.

Molte italiane hanno ammesso di portare lo smartphone anche a letto, qualcuna addirittura ha confessato di controllare i social network durante l’atto sessuale ma quasi nessuna si tiene informata sui metodi contraccettivi. Secondo la ricerca, nel nostro paese otto ragazze su dieci pensano che sia impossibile rimanere incinte dopo il primo rapporto sessuale e di conseguenza spesso non chiedono al loro primo partner di utilizzare preservativi.

Una su dieci, al contrario, crede che con un bacio appassionato sia possibile avere una gravidanza. Trentacinque delle intervistate (il sette per cento) crede che una lavanda vaginale con la Coca Cola abbia proprietà spermicide e consenta di minimizzare le possibilità di gravidanza.

Un’intervistata su tre dichiara di credere che il metodo del coito interrotto – conosciuto popolarmente anche come ‘salto della quaglia’ – sia un ottimo metodo contraccettivo.

Tutti questi falsi miti, oltre a mettere a rischio la salute dei giovani per l’alta probabilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, fanno sì che in Italia il tasso di aborti sia decisamente elevato rispetto ad altri paesi dove l’informazione sulla sessualità è fatta in maniera più capillare.

Tra le intervistate, 151 (un terzo) aveva già avuto almeno un figlio e una su cinque ha ammesso di essersi trovata ad affrontare una gravidanza indesiderata. Solamente il 16 % ha dichiarato di sentirsi informata sui contraccettivi: la gran maggioranza delle intervistate ha candidamente ammesso di conoscere solamente pillola e preservativo, ignorando i vari sistemi ormonali (IUS) e quelli intrauterini di rame (IUD).

Il professor Paolo Scollo, presidente della Società Italiana dei Ginecologi e delle Ostetriche, ha spiegato che l’informazione è carente sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista medico.

Di conseguenza, Scollo ha proposto al ministro Giannini di introdurre corsi specifici nelle scuole medie inferiori.

Finché si continuerà a considerare la Coca Cola un contraccettivo, i tassi di aborto o di gravidanze indesiderate si manterranno tristemente al di sopra della media europea.