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16 Dec

Torino: donna muore dopo aborto con RU486

Michela Fiori - 11 aprile 2014
Michela Fiori
11 aprile 2014
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pillola abortiva ru 486

All’ospedale Martini di Torino una donna di 37 anni è morta dopo un’interruzione di gravidanza tramite la pillola abortiva RU486. Anticipato dal quotidiano La Stampa purtroppo il caso è stato confermato dalla direzione dell’ospedale all’Ansa.

Il decesso è avvenuto per infarto e la procura di Torino ha disposto l’autopsia. Se venisse confermata la relazione tra decesso e RU486 sarebbe il primo episodio registrato in Italia. Oltreoceano negli Stati Uniti sono stati registrati otto casi di intolleranza letale al farmaco.

Silvio Viale, il ginecologo “padre” della pillola abortiva, nel dirsi addolorato per quanto accaduto respinge tuttavia “ogni strumentalizzazione” in tutto il mondo afferma “sono decine di milioni le donne che hanno assunto la RU486 nel mondo e 40mila in Italia” senza aver riscontrato alcun tipo di problema. Si può affermare secondo Viale che “non c’è alcun nesso teorico di causalità con il mifepristone (RU486), perché non ci sono i presupposti farmacologici e clinici. ll mifepristone è regolarmente autorizzato dall’AIFA anche per le IVG (interruzioni volontarie di gravidanza) chirurgiche del primo trimestre e per le ITG (interruzioni terapeutiche di gravidanza) del secondo trimestre, per cui le buone norme di pratica clinica prescriverebbero di utilizzarlo nel 100% delle IVG e, se non è cosi, è solo per motivi politici e organizzativi”.

“A differenza del mifepristone – continua Viale – sono gli altri farmaci utilizzati nelle IVG, sia mediche che chirurgiche, che possono avere effetti cardiaci, seppure raramente: la prostaglandina (gemeprost) in primo luogo, già individuata come responsabile di decessi e complicazioni cardiache, ma anche l‘antidolorifico (ketorolac) ampiamente utilizzato off-label in gravidanza e l’antiemorragico (metilergometrina) utilizzato in Italia di routine in quasi tutti gli aborti in ospedale e a domicilio. Anche la gravidanza di per se è un fattore di rischio. Ribadisco che ben difficilmente, per non dire con ragionevole certezza, la RU486 potrà essere chiamata come responsabile diretta o indiretta delle complicazioni che hanno portato al decesso”.

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