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Name Tag, l’app per il riconoscimento facciale

LaRedazione - 14 gennaio 2014
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14 gennaio 2014
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Name Tag, l'app per il riconoscimento facciale

Name Tag, l’applicazione per il riconoscimento facciale, rischia di mettere a repentaglio la privacy degli utenti di device mobili.

Name Tag è il nome di un’applicazione totalmente nuova che è stata ideata, progettata e messa a punto dall’azienda Facial Network per gli smartphone dotati di sistema operativo iOS e Android e per i Google Glass: questa app promette di svelare, tramite una semplice fotografie del viso, una grande quantità di informazione relative a una persona, dal titolo di studio al nome, dalla professione all’indirizzo.

Proprio per questo motivo, l’annuncio dell’arrivo dell’applicazione basata sul riconoscimento facciale ha dato la stura a una grande quantità di polemiche: il tema, naturalmente, è quello della protezione della privacy e della riservatezza. Ma come funziona Name Tag? La novità pensata da Facial Network si basa su un algoritmo speciale che interroga i più importanti social network a partire dalla fotografia del volto che si intende scoprire.

Non solo Twitter e Facebook, ma anche social network professionali come Linkedin e addirittura siti di incontri come Ok Cupid e Match: una grande varietà di siti viene interrogata, cioè scandagliata, in cerca di una fotografia gemella che consenta di ottenere informazioni sulla persona a cui il volto appartiene.

Nel momento in cui la foto gemella viene rintracciata, il gioco è fatto, nel senso che del volto si conoscono tutti i dati e tutte le notizie cui si può avere accesso tramite i social network. Il problema, però, è che tale funzione sarà attiva per qualsiasi tipo di fotografia: sarà sufficiente prendere l’immagine di una persona da Internet, senza alcun tipo di autorizzazione, per cercare informazioni su di lei. Un po’ come fanno all’Fbi quando si confrontano i database in cerca dei volti di un criminale: con la differenza che, con Name Tag, tale operazione può essere svolta da tutti.

Le implicazioni di una situazione simile sono evidenti, e forse non è un caso che prima d’ora nessuna società si fosse spinta tanto oltre: basti pensare a Google, che ha sempre deciso di non puntare sulla realizzazione di dispositivi simili.

Tra l’altro, se è vero che Name Tag è stata pensata per essere compatibile con i Google Glass, ciò non vuol dire che verrà utilizzata sugli occhiali di Mountain View: proprio perché sembra che Google non abbia dato l’autorizzazione, volendo proteggere – almeno in questo caso – la privacy degli utenti.

Insomma, con Name Tag, l’applicazione per il riconoscimento facciale che promette di aumentare la conoscenza, la riservatezza delle informazioni personali sembra essere messa davvero a repentaglio.

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