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Torino, scoperta una cellula dell’Isis: cinque i sospetti ma non arrestati

La Redazione - 16 novembre 2017
La Redazione
16 novembre 2017
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Scoperta una cellula dell’Isis a Torino

La Procura di Torino indaga su 5 stranieri ritenuti facenti parte dell’associazione terroristica che da anni mette in ginocchio l’intero pianeta con attentati mirati e crudeli. Si tratta di giovani tunisini sui quali pende l’accusa di terrorismo internazionale.

Per i 5 sono scattate le ordinanze di custodia cautelare. Tali misure di sicurezza non potranno essere eseguite per questioni riguardanti proprio la legge e le procedure. Tra questi 3 sono agli arresti domiciliari per reati attinenti la droga, due invece sono a piede libero. Di questi ultimi uno è stato espulso già nel 2016. Questi cinque tunisini sono stati indagati poiché dalle indagini è emerso che avevano formato in Italia un gruppo criminale collegato direttamente all’Isis. L’ordine di arresto era già stato chiesto dalla Procura di Torino lo scorso 17 maggio, ma il gip, il mese successivo, dopo aver vagliato le prove, aveva respinto l’istanza. Il pubblico ministero Andrea Padalino aveva presentato ricorso presso il tribunale del riesame del Piemonte che nei giorni scorsi ha dato ragione al pm. Tuttavia l’ordinanza di carcerazione non potrà essere esecutiva perché gli indagati, per legge, hanno diritto a ricorrere in Cassazione. Ciò impedisce di far scattare le manette ai loro polsi. Le indagini sono scattate quando sono state presentate delle false dichiarazioni da parte di questi tunisini che tentavano di iscriversi all’Università di Torino per ottenere così dei permessi di soggiorno. I sospettati sono stati dapprima individuati dalle forze dell’ordine che hanno indagato su di loro. Nel frattempo i cinque si erano stabiliti a Pisa dove si dedicavano allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’inchiesta condotta dai carabinieri del Ros ha visto, oltre ai nomi dei cinque accusati, anche i due foreign fighters che sono morti durante un attentato in Siria, che erano già formalmente indagati dalla procura. Infatti i due, dopo un soggiorno in Italia, forse ospitati dai tunisini indagati, si erano spostati in Medio Oriente per combattere. Alla notizia della loro morte i loro compagni li avevano salutati su facebook definendoli come dei martiri e osannando le loro gesta. Secondo quanto emerso dalle indagini uno di loro stava anche progettando di eseguire un attentato in Italia. Infatti proprio su queste accuse era stato arrestato in Toscana. Per via delle questioni legali sono già trascorsi sei mesi da quando il pm ha chiesto la loro detenzione.

[Foto: www.tgcom24.mediaset.it]

 

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