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22 Jan

Un lavoratore di Ikea licenziato per cinque minuti di pausa in più

La Redazione - 1 dicembre 2017
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1 dicembre 2017
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Un lavoratore di Ikea licenziato per cinque minuti di pausa in più

Lavori in un’azienda per undici anni, sei un operaio modello e un esempio per tutti, poi la tua pausa pranza dura cinque minuti in più del previsto e scatta il licenziamento. E’ questa, in sintesi, la storia assurda di Claudio, un giovane padre di due bambini che ha perso il suo impiego nella sede Ikea di Bari.

Una storia che ha suscitato lo sdegno dei sindacati che, in merito, hanno mostrato tutta la loro solidarietà nei confronti di Claudio. Per Uiltucs, un ente che si occupa dei diritti di lavoratori in vari settori, dal commercio al turismo, si è trattato davvero di un provvedimento indegno e vergognoso.

Ivana Genovese, segretaria nazionale e portavoce di Uiltucs, ha parlato di “una situazione che, in Ikea, si sta aggravando sempre di più”. Perché quello di Claudio non è un caso isolato. Pochi giorni fa c’è stato un altro brusco licenziamento, questa volta a Corsico, in provincia di Milano, dove Marica, una donna trentanovenne e con un disabile a carico, si è ritrovata senza lavoro quando non è riuscita, in due occasioni, a rispettare i turni.

Sia a Milano che a Bari gli altri operai hanno organizzato degli scioperi per sostenere i loro ex colleghi, ma la questione va analizzata da un punto di vista preciso: il rapporto tra datore di lavoro e operaio. Perché appare fin troppo evidente che l’obiettivo dei vertici di Ikea sia quello di applicare nei confronti dei propri dipendenti un’intransigenza assoluta.

Ma il caso di Claudio è paradossale perché un ritardo di cinque minuti non può causare un licenziamento. Il segretario generale di Uiltucs Giuseppe Zimmari parla di un’azienda che vuole “colpirne uno per educarne cento, e ciò è inaccettabile”.

Oltre agli scioperi che i sindacati stanno in queste ore organizzando, sul web la questione licenziamenti ha permesso la creazione di una campagna soprannominata, con tanto di hashtag, “#CambiaIkea”, con cui si sono già raccolte oltre venticinquemila firme.

Ora i sindacati si aspettano una risposta chiara da parte di Ikea Italia, che non può restare indifferente rispetto a questa situazione e a tutto quello che può crearsi intorno. Le storie di Claudio e Marica rischiano di essere solo la punta di un iceberg che potrebbe scoppiare da un momento all’altro.

I dipendenti sono in fermento e pretendono condizioni di lavoro migliori, salari degni e una maggiore malleabilità sui cambi di turno. Questioni che i sindacati vogliono mettere sulla bilancia e presentare ai vertici del colosso svedese. Nessuno di Ikea, però, ha rilasciato dichiarazioni, e il loro silenzio diventa assordante. A poco meno di un mese dal Natale, sarebbe giusto che i dirigenti rilascino un comunicato stampa che faccia chiarezza sulla questione licenziamenti, e che si possa reintegrare Claudio e Marica ai loro rispettivi impieghi.

[Foto: www.ilgiornale.it]

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