Avatar, recensione del film più atteso del 2010

E' tutto pronto per l'arrivo anche in Italia di Avatar, la tanto attesa pellicola di James Cameron che sabato mattina a Roma durante la premiere ha lasciato in molti a bocca aperta.

La storia è ormai nota, vista l'assillante e martellante pubblicità presente quasi ovunuqe: Jake Sully, un ex Marine costretto a vivere su una sedia a rotelle, è rimasto  un combattente.  

Viene così arruolato e, dopo un  viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l’avamposto  degli umani su Pandora dove un consorzio di aziende è impegnato nell’estrazione di un  raro minerale, indispensabile per risolvere la crisi energetica sulla Terra.
Poiché l’atmosfera di Pandora è tossica, è  tato sviluppato il Programma Avatar che permette di collegare la coscienza umana a un avatar, cioè un corpo biologico guidato a distanza, in grado di sopravvivere all’atmosfera letale  del pianeta. Questi avatar sono ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora, i Na’vi.  

Rinato nel corpo di un avatar, Jake può camminare di nuovo e dare inizio alla missione che gli è stata assegnata: infiltrarsi nel mondo dei Naʹvi, che sono diventati un serio  ostacolo per le attività estrattive del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Naʹvi, Neytiri, gli salva la vita e questo cambia tutto. Jake viene accolto nel suo Clan e impara ad essere uno di loro, dopo avere superato molte prove e vicissitudini.

Man mano che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri si approfondisce, l’uomo impara a rispettare i Na’vi e il mondo in cui vivono e, alla fine, si schiera dalla loro parte. Presto Jake dovrà affrontare la prova finale, guidando i Na’vi in una battaglia epica che deciderà il destino di un mondo intero.  

A prescindere dalla storia, colpisce sicuramente la capacità di Cameron di utilizzare il 3D senza sofferenza e anzi conferendo alle immagini una vitalità diversa; va detto comunque che sopportare oltre 2 ore di visione con gli occhialini 3D può essere fastidioso, specie se non si è abituati.

E la pesantezza si riscontra anche nella divisione del film in due grandi momenti, scanditi da un uso diverso del 3D e della fotografia: la prima parte è quella più descrittiva, introduttiva in qualche modo, ed è qui che il 3D rende al massimo ed è piacevole. La seconda parte è più propriamente d'azione ed il 3D può risultare fastidioso nel momento in cui si passa a scene più veloci e ritmate.

Sicuramente colpisce l'umanità ricreata da Cameron al punto tale che in alcuni momenti, si veda l'abbraccio tra i due protagonisti, ci si dimentica quasi di avere davanti dei personaggi ricreati al computer.

La bellezza del film è proprio questa: saper raccontare una storia di fantascienza rendendola quasi reale, trasportandola dal mondo dell'immaginazione pure al mondo della realtà immaginifica.





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Cinema, 3d, Cinema Fantascienza, James Cameron

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