Baaria di Giuseppe Tornatore, recensione in anteprima

Presentazione ufficiale alla stampa di Baaria di Giuseppe Tornatore che, grande atteso al Festival del cinema di Venezia, ha lasciato gli addetti ai lavori perplessi e non completamente soddisfatti.

In Baaria Tornatore racconta nuovamente la Sicilia che conosce mescolando immagini di fantasia, immagini di archivio e immagini autobiografiche che rendono la storia particolare e, in alcuni tratti, anche abbastanza retrò.

Offre la sensazione di retrò soprattutto il finale che il regista affida a dei filmini super8 girati in famiglia quando aveva era piccolo e a delle registrazioni vocali di personalità del zona.

Come accade spesso nei film di Tornatore, al centro di tutto è la famiglia: stavolta si tratta della famiglia di Peppino (Francesco Scianna) che, sposatosi con Mannina (Margareth Madé), vive tutte le fasi sociali e culturali della famiglia e del luogo entro cui questa si viene a costruire.

Il tutto senza mai dimenticare la Storia che in Baaria è presente portando in scena fascismo, gli americani che liberano la Sicilia, le lotte dei braccianti, la mafia che uccide sindacalisti e comunisti.

Lo sfondo è la città di Bagheria, Palermo, e la storia è raccontata quasi tutta in dialetto siciliano proprio per evitare concessioni al superficialismo e al pressapochismo; anche gli attori sono quasi tutti siciliani, per avvalorare il valore dell'opera che è considerata una sorta di kolossal visto che ha impegnato, per nove mesi di preparazione e 25 settimane di riprese, 2.800 costumi, 210 personaggi e 35.000 comparse.

Nel film "che ha avuto il contesto musicale di Ennio Morricone, una partitura eccezionale", ha detto Giuseppe Tornatore, si mescolano commedia e dramma, "una vecchia ricetta cinematografica che ho cercato di rispolverare: se un film fa ridere e piangere contemporaneamente é un buon film".

Colpiscono i 150 minuti di riprese da cinema classico, la presenza di location assolutamente prestigiose e sicuramente la colonna sonora; si resta invece interdetti, almeno ad una prima visione, proprio relativamente alla storia raccontata, che sa di già visto e già narrato e che, forse proprio a causa della lunghezza della pellicola, ad un certo punto risulta anche stancante.

Particolare la scelta distributiva di Baaria che in Sicilia uscirà nella versione in dialetto stretto portata a Venezia mentre nel resto d'Italia si procederà ad n doppiaggio che snaturerà la pellicola, rischiando di renderla una triste macchietta con delle potenzialità enormi.





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Cinema, Cinema Italiano, Festival Del Cinema Di Venezia, Giuseppe Tornatore

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