Come Dio comanda, l'attualità di Gabriele Salvatores

Tratto dall'omonimo libro di Niccolò Ammaniti, arriva nelle sale italiane il 12 dicembre prossimo Come Dio comanda, l'ultimo film di Gabriele Salvatores con Elio Germano e Filippo Timi.

La storia di Come Dio comanda è ambientata in una provincia del Nord Italia, una landa desolata alle pendici di maestose montagne: case sparse e costruite lungo una superstrada in mezzo a enormi depositi di legna, centri commerciali e neon.

Qui vivono un padre e un figlio, Rino (Filippo Timi) e Cristiano Zena (Alvaro Caleca); Rino è un disoccupato, anzi un lavoratore precario. Cristiano fa le scuole medie. Il loro è un rapporto d’amore tragico e oscuro.

Soli combattono contro tutto: Rino educa suo figlio come può. Come sa. Cristiano lo ama, lo venera, lo considera il suo faro, la sua guida spirituale. Un amore sbagliato, ma potentissimo.

Hanno un solo amico che si chiama Quattro Formaggi (Elio Germano) e che non sta tanto bene; per via di un incidente, la sua testa non funziona più come prima.

Quattro Formaggi vive per Rino, adora Cristiano, e passa le sue giornate in casa costruendo uno strano presepio, fatto di pupazzi, soldatini, bambole e oggetti che lui recupera dalle discariche della città...

Il regista milanese si mantiene fedele al romanzo di Ammaniti variando minimamente e impercettibilmente solo alcune sfumature caratteriali dei personaggi e anzi facendo in modo che le parole dello scrittore diventino realtà filmica grazie alle immagini in movimento, in una trasposizione non solo ideale ma anche naturale; chi ha letto il libro si renderà conto che manca la figura di Danilo, uno dei componenti del gruppo di protagonisti abbandonato dalla moglie dopo la morte della figlia di tre anni e manca anche il progetto di rapina in banca che ha riempito parte dell’ossatura del libro premio Strega 2007.

Gabriele Salvatores ha infatti raccontato che la cosa che lo ha colpito inizialmente del libro di Ammaniti "era la figura di un padre che insegna l'odio con amore. Mi sono concentrato su questo legame, eliminando molti fatti e personaggi presenti nel romanzo" aggiungendo di aver voluto dare vita ad un intreccio "shakesperiano con tre personaggi: un re, padre-padrone, un figlio, principe adolescente, e un "fool", un buffone, un matto. Un bosco intricato dove si perdono e un finale dove ne escono trasformati".

E nell’universo messo in scena da Come Dio comanda si ritrova la fotografia abbastanza fedele di una società che ha perso di vista i ruoli: "negli Anni ‘70 le figure del padre e della madre sono state messe in discussione, una cosa importante, però forse certe posizioni bisognava tenerle. I ragazzi hanno bisogno di qualcuno che dica loro questo è bianco e questo è nero, la strada del decidiamolo insieme può essere molto dannosa. Gli psicanalisti dicono che la non coerenza può arrivare a provocare situazioni di schizofrenia. L’amore di un padre, in questo caso, diventa pericoloso".

Un modo anche per sottolineare l'assenza di un Dio nei fatti della quotidianeità: "con un titolo così evidente non possiamo evitare qualche riflessione sulla fede", ha spiegato Salvatores. "Nella camera della ragazza c'è scritta una frase, rubata a Prévert, che dice "padre nostro che sei nei cieli, restaci". Non lo so se un Dio c'è, di segni di Dio nella realtà non ne vedo. Vedo però molti segni degli uomini, nel bene e nel male. E quindi penso che Dio siamo noi".

Ma, "come canta De André: C’è amore un po' per tutti e tutti quanti hanno un amore sulla cattiva strada". Parola di Gabriele Salvatores.

Il trailer di Come Dio comanda:





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Cinema, Elio Germano, Filippo Timi, Salvatores

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