Giorni e Nuvole, precariato e amore

Scritto il alle 21:58 dalla redazione di DGMag

E' stato accolto con un fragoroso applauso il nuovo film di Silvio Soldini, Giorni e nuvole, con Antonio Albanese e Margherita Buy presentato alla Festa del cinema di Roma nella sezione Première.

Giorni e nuvole racconta la storia di Elsa e Michele, una coppia colta e benestante, con una figlia ventenne, Alice, e una serenità che ha permesso a Elsa di lasciare il lavoro e coronare un antico sogno: laurearsi in storia dell'arte.

Ma dopo la laurea, la loro vita cambia: Michele confessa di non lavorare da due mesi e di essere stato estromesso dalla società che lui stesso aveva creato anni prima.

Per Elsa è uno shock, che però supera impegnandosi a fronteggiare la crisi con maggiore energia mentre Michele, sfiancato da un'infruttuosa ricerca di lavoro, si lascia andare alternando slanci e apatia.

La distanza tra loro cresce fino a portarli a una rottura.

Solo a questo punto, nel momento dell'assenza, capiranno che rischiano di perdere la loro più preziosa ricchezza: l'amore che li unisce.

Giorni e nuvole racconta una storia contemporanea e quotidiana, fatta di problemi sul lavoro, di lavoro che non c'è, di rapporti compromessi e di rapporti rinati: è la storia della vita di migliaia di persone nella difficile Italia sempre in bilico e che a fine mese arriva a stento.

E Giorni e nuvole racconta proprio l'altra faccia del precariato, quella legata al precariato di chi mai immaginava di poter diventare precario, del borghese titolare di un'azienda che da un giorno all'altro si ritrova ad essere considerato merce alla mercè di un inesistente mercato del lavoro.

Il risultato del film di Soldini è convincente e a parlarne è stato lo stesso regista: "Giorni e nuvole è una storia sullo stupore di due persone convinte della loro serenità, che improvvisamente si trovano in una situazione diversa. Quel tipo di cose che magari si leggono sui giornali, che sembrano lontane: ma quando capita a te, è diverso...".

"A me la storia colpisce particolarmente"
, ha raccontato Antonio Albanese, "perché io vengo dal mondo del lavoro, dal mondo operaio: i miei genitori lo erano, lo sono stato anch'io. E poi di esperienze come quelle di Michele ne ho viste a centinaia di migliaia, compreso un mio amico coetaneo, quarantacinquenne, avvolto da un dramma, una vergogna, una umiliazione senza fine. Anche per questo, mi sono buttato in questa vicenda con tutto il cuore".

E siamo certi che anche gli spettatori tributeranno a Giorni e nuvole il giusto onore...


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