
Tratto dall'omonimo romanzo fantascientifico di Richard Matheson, arriva nelle sale italiane Io sono leggenda, il nuovo film di Francis Lawrence con Will Smith che nelle sale americane ha già incassato (è uscito il 14 dicembre) 230 milioni di dollari.
La storia racconta le paure fondamentali dell'uomo e lo fa narrando le avventure di Robert Neville (Will Smith), virologo affermato, riuscito a sopravvivere alla più grande infezione che la terra abbia mai conosciuto insieme al suo cane; sullo sfondo una New York isolata e deserta durante il giorno, perché i suoi nuovi abitanti odiano la luce.
Si tratta di dark seekers, esseri veloci e assetati di sangue, vulnerabili alla luce del sole, ma padroni della notte; e così Neville deve vestire i panni del cacciatore durante il giorno, ma le sue notti sono un incubo trascorso dentro una vasca da bagno in compagnia del suo cane, l’unico modo per non essere scoperto dai nuovi padroni della città.
Ma gli obiettivi dell'uomo sono due: sopravvivere e cercare di trovare un antidoto al virus che ha spazzato via la razza umana.
Anche se contro di lui si scaglia tutto ciò che si muove quando il sole scende oltre l’orizzonte; ma all'improvviso, mentre ancora studia un antivirus, si materializzano a un certo punto davvero due umani sani, la giovane Anna con il figlio adolescente.
A Roma per presentare Io sono leggenda, Will Smith ha dichiarato che l fascino di interpretare questo ruolo di solitario contro il mondo è legato "proprio al fatto che tutto è concentrato in un solo personaggio, una cosa che mi continua ad entusiasmare".
"La sceneggiatura", ha spiegato Smith, "è totalmente concentrata sul mio personaggio e sulle sue reazioni di fronte al fatto che è rimasto completamente solo sulla Terra e deve lottare contro qualcosa che si nasconde nel buio e vuole fargli del male. Sono due paure condivise da tutti e per me mostrare le reazioni possibili di fronte a questi timori è stata una sfida esaltante".
Nel complesso Io sono leggenda offre di sè l'idea di un prodotto da botteghino, un prodotto che in qualche modo sottintende un'ideologia patriottica e conservatrice che stona con il libro originale di Matheson: nel libro infatti l'uomo, unico superstite, è davvero l'anormale in un mondo con nuovi canoni e nuovi modelli mentre nel film di Lawrence l'uomo si sacrifica per patriottismo, si abbandona a discorsi teologici con la nuova arrivata e soprattutto mette al primo piano il suo eroismo al servizio di un'ideologia conservatrice che nega l'esistenza di differenze e mostra solo il lato negativo di chi è altro da noi.
Ma sul finale buonista della pellicola, diverso da quello del libro, Smith non ha dubbi: "la mia famiglia viene uccisa, strozzo il mio cane, chi altro potevo uccidere? A me non sembra che ci sia tutta questa speranza. L'idea è piuttosto quella che qualcosa muore ma poi qualcosa d'altro rinasce: nell'universo non esiste la distruzione completa".
"Ci interessava anche mostrare", ha aggiunto l'attore, "che esiste sempre una speranza e l'idea che se qualcosa muore nell'universo poi rinasce sotto un'altra forma. Io non credo che scienza e religione si trovino ai poli opposti di una linea retta, ma che facciano parte di una figura circolare unica, e che quindi si sovrappongano e si integrino".
Poi l'ex principe di Bel Air parla dei suoi progetti futuri dichiarando che sarà di nuovo al fianco di Gabriele Muccino in Seven Pounds e che sarà il produttore del remake di Karate kid, presumibilmente interpretato dal figlio Jaden: "mio figlio adora le arti marziali e le pratica con passione da due anni e vuole assolutamente che produca Karate kid. Per questo film ho parlato con molti esperti e ho contattato diversi attori specializzati, tra cui anche Jackie Chan. Mio figlio sarà il protagonista del nuovo Karate kid e io sarò solo il produttore".
Infine un commento sulle elezioni negli Stati Uniti: "Obama presidente? Quando parlo con lui, sento molta energia positiva. Dal punto di vista emotivo e spirituale, vorrei fosse lui il presidente, per cambiare la vita degli Usa".
Certamente con Io sono leggenda Will Smith rischia di ricevere la sua terza nomination agli Oscar dopo Alì (2002) e La ricerca della felicità (2006) ma allo spettatore non resterà il dubbio che, ancora una volta, l'America conservatrice abbia avuto la meglio sull'America alla quale lo stesso Smith anela?
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