
Doppio applauso per La doppia ora di Giuseppe Capotondi presentato oggi in concorso al Festival del cinema di Venezia e interpretato da Filippo Timi e Ksenia Rappoport.
Un film che racconta di emigrazione, integrazione e amore; che, in alcuni momenti, è anche sesso. Solo sesso.
Protagonisti de La doppia ora sono Sonia (Ksenia Rappoport) cameriera proveniente da da Lubiana, e Guido (Filippo Timi) un ex poliziotto che ora lavora come custode in una villa.
I due si incontrano in uno speed date ed è subito attrazione; i due imparano a conoscersi, si frequentano fino a quando la tragedia spezza quello che sarebbe potuto diventare un sogno.
Ma la trama, chiaramente, non è tutta qui e allora si scopre, guardando il film, che di trame ne esistono due e che entrambe contribuiscono a creare la storia, a dare senso logico al girato e a dare concretezza alla storia.
Ottima sceneggiatura, molto intensi gli interpreti che si calano con perfezione, accuratezza e spigliatezza nelle parti loro affidate da Capotondi.
Un misto tra thriller e melodramma e soprattutto il ricorrente tema della dualità che, se in alcuni momenti spiazza e rende difficile la comprensione del filo logico, in realtà rivela essere l'elemento vincente della pellicola.
Realtà e finzione si intrecciano, sogno e visione diventano parte integrante della narrazione e i personaggi si muovono costantemente tra essere e non essere, stare qui ma stare anche da un'altra parte.
Un'ottima rivelazione per Venezia 66, forse la pellicola più originale e affascinante; nelle sale, distribuita da Medusa, dal 9 ottobre.
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