
In concorso alla 65esima edizione del Festival del cinema di Venezia, arriva nelle sale italiane il nuovo film di Marco Bechis, La terra degli uomini rossi-Birdwatchers.
Interpretato quasi esclusivamente da indios, il film vede la presenza degli attori Claudio Santamaria e Chiara Caselli che interpretano due bianchi fazendeiros assediati dagli indios, che rivendicano il diritto a possedere le terre che abitano da secoli e a mantenere viva la loro identità.
Birdwatcher racconta la storia vera del popolo Kaiowa che ha visto le sue terre sequestrate e trasformate dai bianchi ed è ambientato a Mato Grosso do Sul (Brasile) nel 2008 dove i fazendeiro conducono la loro esistenza ricca e annoiata; possiedono campi di coltivazioni transgeniche che si perdono a vista d'occhio e trascorrono le serate in compagnia dei turisti venuti a guardare gli uccelli [birdwatchers].
Ai limiti delle loro proprietà, cresce il disagio degli indios che di quelle terre erano i legittimi abitanti; costretti in riserve, senza altra prospettiva se non quella di andare a lavorare in condizioni di semi schiavitù nelle piantagioni di canna da zucchero, moltissimi giovani si suicidano.
A scatenare la ribellione è proprio un suicidio; guidati da un leader, Nádio (Ambrosio Vilhava), e da uno sciamano, un gruppo di Guarani-Kaiowá si accampa ai confini di una proprietà per reclamare la restituzione delle terre.
Due mondi contrapposti si fronteggiano, si fanno una guerra prima metaforica e poi reale ma non cessano mai di studiarsi; a provare la “curiosità dell'altro” sono soprattutto i giovani e questa curiosità avvicinerà il giovane apprendista sciamano Osvaldo (Abrisio da Silva Pedro) alla figlia di un fazendeiro (Chiara Caselli).
"Il film nasce da una domanda: mi sono chiesto cosa prova chi è sopravvissuto al più grande genocidio che la storia ricordi. E anche perché, adesso, gli indigeni tornino a occupare le terre che ancestralmente erano le loro. Importantissimo, per me, è stato il contributo dell'associazione Survival, che si batte al loro fianco. Anche qui in Italia l'altro fa paura: ma credo che il mondo non possa fare a meno degli indios. Hanno le idee molto più chiare di noi, su come stare su questo Pianeta", ha detto il regista Marco Bechis che a Venezia ha fatto salire sul tappeto rosso gran parte degli indios che sono stati protagonisti del suo film.
Un contesto ancor più commovente quando una ragazza di 19 anni, Eliane Juca da Silva, ha preso la parole e in lacrime ha dichiarato: "siamo essere umani proprio come voi, la nostra vita è così triste, specie per i bambini: non abbiamo nemmeno l'acqua. Vogliamo solo un'opportunità, per i nostri giovani: ci vestiamo e mangiamo come voi, i bianchi sono rispettati, dovete rispettare anche noi. Sono orgogliosa del mio popolo: ma abbiamo bisogno di sostegno, abbiamo bisogno di avvocati".
Della stessa opinione Ambròsio Vilhalva, l'attore non professionista che sullo schermo interpreta il capo della tribù e alla cui vita si ispira la pellicola ("lui è stato per quattro anni accampato sulla strada, proprio come vediamo nel film. Poi si è ripreso parte della sua terra, ai margini di una grande fazenda che produce soia e alleva mucche", ha detto Bechis): "la burocrazia ci uccide. Dobbiamo riappriopiarci della speranza: altrimenti tanti nostri giovani continueranno a suicidarsi".
E così quella che sembrava solo fiction è invece realtà e scuote una Venezia, un'Italia e un mondo da sempre troppo disinteressati ai problemi dei Guarani-Kaiowá, che vivono ammassati in anguste riserve istituite dal governo brasiliano ai margini delle città e la cui vita diventa ogni giorno insostenibile in quanto questi minuscoli fazzoletti di terra non sono sufficienti a sostentarli attraverso la caccia, la pesca e l’agricoltura tradizionali.
Negli ultimi vent’anni, oltre 517 Guarani-Kaiowá si sono suicidati e molti di loro erano ragazzi; la più giovane, Luciane Ortiz, aveva 9 anni. Stanchi di aspettare l’intervento delle autorità, da alcuni anni le comunità hanno cominciato a rioccupare le loro terre sfidando le reazioni dei fazendeiro e dei loro sicari, assoldati per intimidire, picchiare, uccidere. Spesso, i leader delle comunità che rioccupano i loro territori vengono uccisi brutalmente sotto gli occhi della loro famiglia.
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