
Ispirato ad eventi realmente accaduti e vincitore del premio Amnesty International al 57° Festival di Berlino, arriva nelle sale dal 30 aprile Racconti da Stoccolma dello svedese Anders Nilsson che racconta tre vicende parallele, tre storie legate da un dramma comune.
In una Stoccolma tollerante solo in apparenza, la violenza si nasconde dietro il volto stesso delle persone amate: costretti a vivere nella paura, una giornalista di successo, una giovane immigrata e il proprietario di un locale notturno scelgono di ribellarsi e rompere il silenzio, conquistando la speranza di un nuovo futuro.
Carina è sposata, ha due figli e una carriera da giornalista televisiva che le ha appena fatto vincere un premio prestigioso. Quello che la gente non sa è che dietro l’apparenza di una tranquilla vita famigliare si nasconde un dramma terribile: Carina viene picchiata e umiliata regolarmente dal marito, collega sul lavoro e geloso del suo successo. Quando, infine, la verità verrà a galla, Carina dovrà scontrarsi anche con l’indifferenza e l’ostilità di molte persone che la circondano.
La giovane Leyla è cresciuta con la sorella Nina in una famiglia immigrata mediorientale dal rigido codice morale e religioso: appena si scopre che Nina ha un ragazzo, i genitori e gli zii decidono che il suo destino è segnato e la punizione che le spetta non lascia vie di scampo. La sola Leyla proverà ad opporsi con tutte le sue forze al volere del clan famigliare, mettendo a repentaglio la sua stessa vita.
Aram gestisce un locale notturno alla moda. Una sera, uno dei suoi addetti alla sicurezza, Peter, viene aggredito da una gang di malviventi e ricoverato in ospedale: deciso inizialmente a testimoniare l’accaduto in tribunale, Aram subisce una serie di pesanti minacce che lo convincono a desistere. Intanto, però, scopre che il reale motivo dell’aggressione lo coinvolge personalmente, perché tra lui e Peter sta nascendo un sentimento inaspettato.
Sicuramente Racconti da Stoccolma è un film forte e che potrebbe essere utile a capire un fenomeno in rapida evoluzione di cui pochi parlano e si interessano; l'unica grande pecca è che il tutto viene raccontato come se si volesse spiare dal buco della serratura la situazione in modo da renderla spettacolare, svilendone sia la problematicità che le implicazioni che ne seguono.
A ciò si aggiunga un doppiaggio in italiano degno delle peggiori pellicole che contribuisce, e non poco, a rendere troppo meccanico un film che avrebbe potuto davvero fare la differenza.
Racconti da Stoccolma, nonostante l'intento, risulta quindi essere un'occasione mancata anche se riapre in maniera forte la questione della violenza sulle donne nei Paesi cosidetti sviluppati soprattutto se si pensa che, solo in Italia nel 2007 le violenza domestiche a carico delle donne sono state pari al 69% delle violenze denunciate.
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