Meduse, l'altra faccia di Tel Aviv

Etgar Keret & Shira Geffen sono i registi di Meduse, ditribuito in Italia dalla Sacher di Nanni Moretti e Camera d'Or all'ultimo Festival di Cannes.

A Tel Aviv non c'è solo guerra: la giovane cameriera Batya (Sarah Adler) s'imbatte in una misteriosa bambina (Nikol Leidman) uscita dal mare, una coppia di sposini (Gera Sandlere Noa Knoller) è costretta a rinunciare ai Caraibi per una gamba fratturata, una badante filippina (Ma-Nenita De Latorre) riesce a rinsaldare il legame tra una madre bisbetica (Zharira Charifai) e la figlia troppo impegnata con il teatro (Ilanit Ben Yaako).

Nel film diverse storie si sfiorano, lambite dal mare di Tel Aviv: "era inevitabile che il mare diventasse coprotagonista nel nostro film", ha spiegato Etgar Keret. "In una realtà come la nostra, il mare è una sorta di rifugio, rappresenta l'inconscio, le paure, la vita. Quello che più di ogni altra cosa volevamo, però, era sdoganare l'immagine stessa della città: c'è la guerra, è vero, ma non viviamo nella Cnn o nei notiziari. La nostra quotidianità è fatta delle stesse cose che caratterizzano l'esistenza di chiunque nel resto del mondo".

In Meduse non si parla di bombe, pistole e kamikaze ma di solitudine e di desiderio di trovare un contatto con il prossimo
in una realtà sicuramente difficile: "la guerra esiste dentro ognuno di noi", ha detto Shira Geffen, "e abbiamo voluto mostrare i conflitti presenti all'interno dell'animo umano: le tre figure femminili intorno alle quali ruota il film rappresentano anche aspetti della mia persona, ma non sono io".

E non a caso il cast di Meduse è eterogeneo e mescola attori professionisti (come Zharira Charifai, interprete israeliana di teatro) e non, come il personaggio di Joy, la domestica filippina: "quando provavo a spiegarle le scene", ha raccontato ancora Keret, "mi diceva che non ce n'era bisogno perché quella era la sua vera vita, non vedeva il figlio da 3 anni e per questo con lei era sempre buona la prima, eccezion fatta per la sequenza in cui doveva dire come si chiamava perché si dimenticava che nel film aveva un altro nome rispetto a quello reale".


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Cinema, Nanni Moretti

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