Solometro, la solitudine a Roma

Scritto il alle 09:26 dalla redazione di DGMag

Marco Cucurnia dirige Anna Valle, Pietro Sermonti, Michele Placido ed Eleonora Giorgi in Solometro, una commedia basata sull’intreccio di storie di vita quotidiana a Roma.

Quasi come in un gioco, come in una partita a scacchi, vari personaggi, ciascuno con la propia storia, si incontrano sotto il segno del caso, della fortuna, delle coincidenze: Carla-la cinica prostituta (Anna Valle), Andrea-il promettente sceneggiatore (Pietro Sermonti), Enrico-il bifolco arricchito
(Michele Placido), Elvira-la donna tradita (Eleonora Giorgi) e intorno giovani alla ricerca della felicità (gli attori Augusto Fornari, Simone Lupino, Paola Carleo, Eleonora Scopelliti, Garvey Salerno).

Tutti, in un modo o nell’altro, sono persone sole.

SoloMetro racconta le loro storie dall’interno, con un atteggiamento partecipe, ma al contempo descrivendole e analizzandole con uno sguardo dall’alto: quello di un ironico e disincantato narratore che si diverte ad osservare, muovendo ed intrecciando i fili, a volte tendendo pericolose trappole.

Lo scenario è una megalopoli che si mostra familiare nella vita dei quartieri, negli interni scarni o ridondanti, nel tran tran quotidiano, dove le persone vanno e vengono, dall’alba al tramonto, dove ognuno sopravvive al senso di solitudine chiudendosi nei propri pensieri, con l’unica compagnia di un giornale raccolto frettolosamente dentro la metropolitana.

Così, nel grande ventre scuro della terra il mondo esterno arriva filtrato dalle poche righe dei trafiletti, dei titoli, degli annunci economici.

Eppure sarà proprio quel giornale, che si chiama appunto SoloMetro, a creare momenti di incontro tra i personaggi di questa grande commedia umana.

I personaggi si muovono come anime in pena alla ricerca di qualcosa: dell’amore, di un lavoro, di conferme, di se stessi, in bilico tra il bene e il male, tra il dramma e la commedia.

Ragazze e ragazzi di oggi, giovani di ieri, anziani, bambini, indossano gli abiti come costumi per rispondere al ruolo che la società ha loro assegnato; le vicende si snodano seguendo un montaggio a salti, con gli incastri che nascono dall’intrecciarsi delle varie storie, collegate da un commento sonoro che funge da collante nell’amalgama delle loro esistenze.

Roma non è solo l’ambientazione in cui le vicende si svolgono: è un comprimario, che accoglie e osserva sornione queste storie comuni, di tutti i giorni, dal cui incastro nascono situazioni paradossali, nonsense, che non escludono anche improvvisi scoppi di passione e di odio viscerale.

Ma lo sguardo disincantato e mai severo con cui tutte queste storie vengono narrate, fa emergere un continuo e liberatorio contrasto tra il pianto e la risata, tra la pietà e l’ironia, dentro una grande città che qui, anacronisticamente, somiglia a tante altre piccole città di provincia.


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Cinema, Michele Placido

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