
Un horror in piena regola con tanto di variazioni psicologiche non di poco conto: questo è Vacancy di Nimród Antal con Kate Beckinsale, Luke Wilson, Frank Whaley, Ethan Embry, Scott G. Anderson e Mark Casella.
Dopo la morte del figlio, il matrimonio di David (Luke Wilson) e Amy Fox (Kate Beckinsale) è a pezzi; di ritorno dal loro ultimo viaggio prima del divorzio, David decide di prendere una scorciatoia in una strada sperduta e così quando l'automobile resta in panne i due non hanno altra scelta se non pernottare in un vicino e quasi dismesso motel il cui gestore, Mason (Frank Whaley), è più interessato a guardare film dell'orrore che ad aiutarli a risolvere i problemi della macchina.
La coppia si rassegna così a trascorrere la notte in una stanza scomoda e fatiscente al punto che, dopo aver trovato dei topi nel letto, i due cominciano a sentire continui rumori provenire dalla stanza accanto.
Alle loro proteste, il gestore rispondfe che essi sono gli unici ospiti del motel.
Nervoso e incapace di rilassarsi, David decide così di guardare alcune videocassette anonime trovate nella stanza che si rivelano essere dei film dell'orrore casalinghi; l'uomo capisce così che la violenza dei video non è finta e che, dotata di molteplici telecamere nascoste, la suite luna di miele dove si trova insieme alla moglie è in realtà il set di un gioco perverso e mortale.
Protagonisti dello snuff movie saranno proprio David e Amy che, cercando di uscire da questo incubo, scopriranno subito che chi sta filmando ogni loro movimento gioca al gatto e al topo per accrescere il piacere; con i torturatori alla porta, David e Amy dovranno di nuovo fidarsi l'uno dall'altra se vogliono avere una possibilità di uscire vivi dalla notte più lunga della loro vita.
Vacancy sfrutta la forza della persuasione e della percezione per raccontare una storia su ciò che si percepisce e che magari non accade, su ciò che i sensi e la mente vedono ma che magari non esiste; il tutto stemperato, ahimè, dal finale che risulta essere troppo banale e scontato, mettendo insieme le fila di un discorso destinato fin dall'inizio al suo compimento più naturale ma che lo spettatore forse non vorrebbe fosse così naturale.
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