
Rappresenta quanto di più attuale possa esserci in questo momento, stando alla situazione internazionale tra Israele e Palestina, il cartone animato del regista israeliano Ari Folman, Valzer con Bashir, in uscita nelle sale italiane il 9 gennaio prossimo.
Una sera, in un bar, un vecchio amico racconta al regista Ari Folman un incubo ricorrente nel quale 26 cani feroci lo inseguono; lo stesso numero di animali, ogni notte.
I due giungono alla conclusione che c’è un legame tra l’incubo e la loro missione nelle file dell’esercito israeliano durante la prima guerra del Libano, all’inizio degli anni ‘80.
Ari si sorprende a scoprire di non ricordare niente di quel periodo della sua vita e, incuriosito da questo fatto inspiegabile, decide di incontrare e intervistare vecchi amici e compagni d’armi in giro per il mondo. Ha bisogno di scoprire la verità su quel periodo e su se stesso.
Mano a mano che Ari va avanti con le ricerche, nella sua memoria cominciano ad emergere immagini surreali, legate alla strage di Sabra e Shatila, il massacro di tanta gente indifesa compiuto dai cristiani falangisti (a cui era stato appena assassinato il leader carismatico, Bashir Gemayel, ndr) sotto gli occhi degli israeliani; non a caso alla fine del film, per mostrare come quell'orrore fu reale, il regista abbandona l'animazione e mostra le immagini vere del massacro, i corpi trucidati e ammucchiati in una fossa comune.
Candidato israeliano alle nomination agli Oscar, candidato ai Golden Globe, applaudito all'ultimo Festival di Cannes, Valzer con Bashir è in qualche modo anche un omaggio de regista israeliano a sè stesso e alla sua memoria, lui che ha partecipato a 19 anni alla prima guerra del Libano, durante la quale i cristiani falangisti massacrarono tremila profughi palestinesi inermi, in maggioranza donne e bambini.
Non a caso del conflitto in corso Folman dice: "nulla di serio è stato fatto, da entrambe le parti, per evitare la guerra e si è scelta la soluzione più facile: bombardare. Entrambe le parti sono come schermate, non vedono la sofferenza, non sentono pietà umana. Per i nostri governanti, insomma, la guerra è come una partita a scacchi, in cui come se nulla fosse si pianificano, che so, 500-1.000 morti. Io credo invece che sia di una atroce inutilità, che bisogna essere pazzi per farla. Faccio parte di quella minoranza che crede alla non violenza".
"Nel finale ho lasciato perdere l'animazione", ha spiegato il regista, "per evitare il lato cool della guerra, che emerge in tante pellicole belliche. A Sabra e Shatila morirono tremila persone: e lo spettatore ha il dovere di saperlo. Se all'uscita dalle sale anche solo un paio di persone sentiranno l'esigenza di andare su Google a documentarsi, io ho già ottenuto il mio scopo".
E il risultato è un cartone animato contro la guerra che fa riflettere, convince e sciocca grazie ad un linguaggio crudo e reale, proprio come la guerra.
Il trailer di Valzer con Bashir:
Categorie correlate
Cinema, Premio OscarArticoli correlati





Invia nuovo commento