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18 Dec

Addio a Sergio Tacchini. Il brand diventa cinese

LaRedazione - 1 agosto 2013
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1 agosto 2013
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Addio, Sergio Tacchini. Lo storico brand era stato fondato nel 1966 dal famoso campione del tennis il quale, dopo essersi aggiudicato il titolo italiano e aver conseguito ben cinque vittorie in Davis, aveva deciso di diventare imprenditore. Inizialmente, l’azienda, sita in provincia di Novara ( prima a Caltignaga, poi a Bellinzago), si chiamava “Sandys Spa” e rappresentava una vera e propria innovazione nel campo dell’abbigliamento per lo sport. Primo fra tutti i marchi, infatti, Tacchini rivoluzionò le divise dei tennisti, introducendo, accanto al “total white”, anche il colore; inoltre, il “tennista-manager” ebbe per primo l’idea di utilizzare il volto di veri atleti nelle sue campagne pubblicitarie.

Famosissimo testimonial del brand fu John McEnroe: sembra che, in quell’occasione, gli accordi furono firmati da Tacchini con il padre del campione, e non negli uffici dell’azienda bensì nell’atmosfera informale di un “pub” londinese. Da allora, il marchio collezionò una lunga serie di successi e divenne la “griffe” ufficiale del tennis, non solo italiano ma internazionale. Dal tennis, la produzione dell’azienda novarese si allargò gradatamente a tantissimi altri sport, sponsorizzando campioni di sci, di golf e, dopo il Duemila, anche una skipper. Nel frattempo, per poter restare al passo con la concorrenza ( soprattutto con le aziende asiatiche e con i competitors statunitensi, quali “Adidas” e “Nike”) Tacchini cominciò a delocalizzare all’estero parte della sua produzione. Ma ciò non servì a scongiurare la crisi: in quel periodo la società era indebitata per oltre 50 milioni di euro.

Per poterla salvare, Tacchini siglò un accordo con una società cinese, la “Hembly International Holdings“. Sulle prime, si trattò di un semplice accordo per la fornitura: il colosso cinese è infatti una delle più importanti produttrici di abbigliamento sportivo del mercato asiatico. Ma dopo breve tempo, la finanziaria che controlla la “Hembly” ha finito per assorbire l’intera società novarese. I cinesi lasceranno immutato solo il nome del marchio , in quanto ormai “Sergio Tacchini” rappresenta una delle “icone” del settore. Come si è arrivati a questo? “La cessione ad una finanziaria cinese” spiega Domenico Turri, responsabile “Cisl” “ha visto ridurre ai minimi termini la produzione in Italia, sino al totale trasferimento all’estero.” E, mentre chiude in questi giorni l’ultimo store “monomarca” a Gallarate, per molti lavoratori della sede si apre la triste prospettiva della cassa integrazione. A Bellinzago infatti, dove un tempo si trovavano gli stabilimenti, hanno ormai cessato l’attività tutti i reparti tranne quello amministrativo. Lì rimangono attualmente poco più di una cinquantina di impiegati, che la nuova direzione smisterà fra gli uffici commerciali e la “Wintex”, la nuova società che i cinesi hanno creato per valorizzare il brand. Molto soddisfatto Billy Ngok, il manager cinese a capo della nuova proprietà: sembra che per assicurarsi la “Sergio Tacchini” abbia sborsato più di 40 milioni di dollari.

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