
Sembrava essersi sopito il dibattito sugli accordi tra Microsoft e il Governo ma una lettera pubblicata lo scorso 20 maggio dalla Assoli (l'Associazione italiana per il software libero), in cui si parla di cifre e dati, riapre la questione e la rende attuale.
L'Associazione per il Software Libero vuole infatti dimostrare come il Governo Italiano eroghi soldi pubblici a favore di aziende in posizione dominante nel mercato del software; come esempio si cita il centro di ricerca Microsoft di Trento, dove per ogni euro speso dalla multinazionale di Redmond, le istituzioni e le università ne spendono più di sette.
"L'associazione per il Software Libero insiste sulla necessità che i prodotti della ricerca finanziata con denaro pubblico siano rilasciati con una licenza libera, rispondendo in questo modo alle necessità di aumentare le conoscenze scientifiche attraverso modalità democratiche che producano benefici per tutti", fa sapere Assoli, perchè "i recenti accordi siglati da governo e regioni prevedono invece, che i soldi pubblici finanzino la ricerca di una singola organizzazione, la quale occupa una posizione dominante in diversi segmenti del mercato ICT e contribuisce in maniera esigua all'erario pubblico italiano localizzando fuori dal nostro territorio i propri valori immateriali".
Immediata la replica da parte del responsabile del centro di ricerca Microsoft di Trento, Corrado Priani, che sostiene che "Microsoft Research si occupa di studio e sviluppo del software in maniera del tutto indipendente da Micorsoft Corporation" e che "l'esborso da parte dell'aministrazione pubblica per l'anno 2005 è stato pari a zero" per la gestione del centro di ricerca Microsoft di Trento.
La vicenda relativa alla scelta del Governo italiano di finanziare l'apertura di centri di ricerca Microsoft sul territorio italiano era stata oggetto, qualche settimana fa, di un acceso dibattito relativo da un lato al fatto che tali centri verranno aperti con soldi pubblici che andranno a finanziare un'azienda privata e da un altro lato al fatto che sul programma elettorale dell'Unione si legge a chiare lettere che si sarebbe provveduto ad incentivare l'uso "delle licenze non commerciali, del software open source e degli standard aperti".
Che succederà ora? Presumibilmente nulla, come già nulla è accaduto un mese fa.
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